Saturday, November 18, 2017

of the recycling Angel -- sull'Angelo della parsimonia


So my Grandfather Angelo lived through two world wars. 
He also remembered when he saw the first car on the streets of Milan and walked suspiciously around it with the other kids, to see where they hid the horses. 

My Grandfather Angelo never wasted anything. 
Having been through times of extreme deprivation, he threw away vey little. 
He had drawers upon drawers in the kitchen of his home in Via Archimede filled with old rubber bands, pieces of string, old screws, little treasures that might have come in handy, one day.

When twice a month I prepare the pile of paper we put outside our building for the recycling truck, I sit on the floor with my legs crossed and remove with a knife every single metal staple from every publication that's going into the pile. 

I drop them into a used can of tomatoes from our metal recycling bin and make him proud. 

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Mio Nonno Angelo ha vissuto due guerre mondiali sulla propria pelle.
Si ricordava anche di quando aveva visto la prima automobile sulle strade della sua Milano e con gli altri ragazzini ci avevano girato intorno insospettiti, per vedere dove avessero nascosto i cavalli.

Mio Nonno Angelo non sprecava mai niente.
Siccome aveva provato le privazioni della guerra, non buttava via quasi nulla. Nella cucina della sua casa in Via Archimede aveva cassetti interi pieni di vecchi elastici, cordini, viti, pezzi di fil di ferro, piccoli tesori che un giorno avrebbero potuto tornargli utili.

Quando due volte al mese preparo la pila di giornali da mettere sotto casa per il camion del riciclaggio, mi siedo per terra con le gambe incrociate e tolgo con un coltello ogni singola graffetta da ogni giornale che finirà nel riciclo. 

Le faccio cadere ad una ad una in una vecchia latta di pelati che prendo dal bidone del metallo, e penso a lui. 

(pic from Margreiter Technik)

Thursday, November 16, 2017

of the Shazam for food -- sul Shazam per magnà

So for us who were kids in the 80s, our favorite songs played elusive on the radio and just if we owned cutting-edge technology (in the form of an integrated cassette-player/recorder) could we get a hold of them and replay them on demand. 
They had of course the voices of the DJs overlapping on the music at the beginning and the end of the song, but it was ok. 
George Michael was singing and his Careless Whisper was all that mattered.

Of course now that this crazy technology lets you OWN any song you like on your telephone, people from my generation are going crazy, it's like we won the lottery, I download a trillion songs with Spotify. 
A day. 

So I was thinking: this app that recognises songs in real time is great and everything, but couldn't the Apple geniuses come up with the same kind of thing for food? Like if I go to a restaurant and have the best risotto of my life, why can't I take a picture of it and have my iPhone tell me the ingredients and procedure of the recipe? How hard can it be? 
Coding is not really my thing, so I am just offering you software geeks this great idea, free of charge, so there. 

In reality this post is not about risotto. Is that I wanted to write something with George Michael's name in it, because you know, it's been almost one year and that sucks. 

Also, in this regard, I have a confession to make: never been a tech whiz. When I finally got a serious stereo system, I was ecstatic recording my Wham LPs on cassettes, so I could play them on my yellow Sony Walkman
Once I got upset that the length of the LP didn't match the length of the tape, there was still quite a bit of blank tape left at the end of the last song, and I didn't want to use the FF button on my Walkman because it would have drained the batteries. So feeling EXTREMELY SMUG, I surgically operated the cassette, opened it by carefully unscrewing the tiny screws and cut off the excess tape.

The result? No more blank tape but instead George Michael singing like Alvin from the Chipmunks.

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Per noi che siamo cresciuti negli anni 80, le nostre canzoni preferite scorrevano inafferrabili alla radio, ed è solo quando finalmente abbiamo avuto quelle futuristiche radio con il registratore integrato, che abbiamo potuto registrarcele e riascoltarle a piacimento. Certo c'erano le voci dei DJ di 105 che rovinavano sia l'inizio che la fine della canzone, ma dopotutto erano George Michael e il suo Careless Whisper, e andava bene lo stesso. 

Naturalmente ora che grazie a questa tecnologia possiamo mettere le mani su QUALUNQUE canzone vogliamo, diventiamo matti come se avessimo vinto la lotteria. Io mi scarico un miliardo di canzoni con Spotify. 
Al giorno. 

Quindi stavo pensando: questa app che riconosce le canzoni è veramente divertente, ma questi geni della apple, non potrebbero venire fuori con un programma simile che invece delle canzoni, riconosce le ricette? Tipo che se sono a un ristorante e ordino il miglior risotto del mondo, perché non posso fotografarlo e avere automaticamente la ricetta? Non può essere così difficile. 
"Coding" non è proprio la mia specialità (è quello che faccio coi capelli prima di uscire a correre: mi faccio la coda), quindi vi regalo quest'idea favolosa, ecco.

In realtà questo non è un post sul risotto ma su George Michael, perché fra poco sarà un anno e mi dispiace ancora. 

A proposito, questo mi sembra il momento ideale di fare una confessione: non ho mai avuto grandi doti tecnologiche. Quando finalmente ho avuto uno stereo decente, ero fuori di me dalla gioia perché potevo registrare i miei LP degli Wham su cassetta e portarmeli in giro nel mio Walkman della Sony giallo. 
Una volta però, siccome la lunghezza dell'LP non corrispondeva alla lunghezza del nastro e ne avanzava ancora un bel po' alla fine (non volevo usare tasto FF per non scaricare le batterie), ho deciso di fare un'operazione chirurgica alla cassetta. Cavoli come mi sentivo furba. Ho svitato le vitine, tagliato via il nastro in eccesso e riattaccato il capo alla bobina. Fatto.

Il risultato? Niente più nastro in eccesso ma adesso George Michael cantava come Alvin dei Chipmunks. 

(pic from Retrostylemeida.co.uk)

Wednesday, November 15, 2017

of marriage and Lufthansa -- sul matrimonio e la Lufthansa



So, you would think that after so many years of practice, we'd start to get better at marriage
But no. 
It's hard enough but wait until two cranky teenagers are added to the recipe. God, it's hard. 
It's hard to get out of certain patterns when it's always the same people who are involved.
And that's why they put "the bridge" into songs. Because at a certain point you just want a break, you want the music to sound a bit different

Recently my sister had a chance to enjoy an upgrade during an intercontinental flight with Lufthansa. And that, my friends, was a different music.

The darling flight attendant who was taking care of her, is the reason why we agreed that ALL HUSBANDS IN THE WORLD should undergo the same training at some point in their lives, sooner rather than later.

The guy:

Asked her multiple times whether she was comfortable or needed anything.

Kept coming by with wine and filling her glass.

He kneeled by her side to better catch all that she was saying.

Brought wine.

Every time he walked by her seat, he smiled at her.

Gave her wine.

He made sure her blanket was covering her legs.

He had wine.

Smiled at all times and addressed her politely by her name. 

Did I mention the wine? There was wine

He put a bottle of water by her side while she was asleep, just in case. This means: "Sleep well, I will be watching over you, I thought you might get thirsty at some point. Let me know if there is anything else I can do for you. Sweet dreams." 

Lufthansa is the answer. Let's sign the husbands up right away.

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Verrebbe da pensare che dopo così tanti anni di pratica potessimo averla capita questa cosa del matrimonio
Invece no.
Già è un casino di per sé, ma poi aspettate che si aggiungano al pentolone due adolescenti in crisi esistenziale. 
Dio mio.
È difficile uscire da certi scenari quando sono sempre gli stessi personaggi a essere coinvolti. 
Ed è per quello che nelle canzoni mettono il "Bridge", perché a un certo punto, almeno per un po', vorresti sentire una musica diversa. 

Di recente mia sorella ha avuto la fortuna di godersi un cambio di classe durante un volo intercontinentale con Lufthansa, e quella si, cari amici, che era un'altra musica.

L'assistente di volo (che fra l'altro era un mega figone e conoscendo mia sorella so che buon sangue non mente) si è amorevolmente occupato di lei durante tutta la durata del volo, convincendoci che TUTTI I MARITI DEL MONDO dovrebbero fare lo stesso corso di formazione, e al più presto.

Le ha chiesto diverse volte se era comoda o aveva bisogno di qualcosa.

Continuava a passare con una bottiglia di vino per rabboccare il suo bicchiere.

Si accovacciava di fianco al suo sedile per sentire meglio quello che lei gli diceva.

Le portava dell'ottimo vino.

Ogni volta che passava nel corridoio, le sorrideva.

E le versava il vino.

Si è assicurato che la coperta arrivasse fino ai piedi.

Aveva del vino squisito.

La chiamava per nome e le parlava sorridendo.

Ho già detto del vino? Il vino.

Le ha messo una bottiglietta d'acqua vicino al sedile mentre dormiva. Un gesto che vuol dire: "Dormi bene, non preoccuparti di niente. Ho pensato potessi avere sete, stanotte, fammi sapere se posso fare qualcos'altro per te. Sogni d'oro."

Via! Tutti alla Lufthansa! E in fretta! 

(pic from Pinterest)









of the power to the people -- sul potere al popolo


So yesterday I went by myself to Bern on a sort of pilgrimage. I had booked a guided visit to the Bundeshaus, the Swiss house of parliament, to celebrate my newly acquired Swiss citizenship.

I dressed nicely for the occasion, but modestly, to fit in with my fellow citizens. I had a black turtleneck, beige pencil skirt and black boots. 

Stunning, I know. 

I also had my green Austen Freitag bag, a touch of Zürich design perfection.

I took the train to Bern and walked to the Bundeshaus to check in with security. 
At the beginning of the group tour, which was scheduled to be in German, our guide didn't ask the usual question: German or Swiss-german? 
Nein
We were into another level of swissness, she asked: is Bern-german ok? Because yes, 4 official languages are not enough, we also have hundreds of local variations. 
Of course it was ok, I didn't want to be thrown in the dungeons and stripped of my red passport.

The tour was very emotional. First of all, the Bundeshaus is by far the cleanest public space I have ever seen in my life, competing for the top spot only with Kyoto Station (where we the floor and stairs are routinely vacuum cleaned!).

Secondly, we could access the two chambers where the National Council and the Council of States meet, and make ourself comfortable in the representatives' chairs, because, as our guide reminded us in her beautiful Bern-german: they belong to us
At the national council, each representative can speak for an allotted time of 3 minutes. Which reminded me of my country of origin...

Thirdly, and this also made me think of Italy, the architecture of the palace and the symbolic allegory of the decorations are a visual representation of the Swiss direct democracy in which the highest power belongs to the people.
Go look for that in the corridors of power in Rome, and good luck finding any reference to the people. Perhaps under the rugs, together with our political establishment's long lost integrity.   

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Ieri ho preso il treno e sono andata a Berna a fare una sorta di pellegrinaggio. Avevo il biglietto per una visita guidata del Parlamento Svizzero, in celebrazione della mia nuova cittadinanza

Mi sono messa tutta elegante ma essenziale, per essere a mio agio tra i miei concittadini. Dolcevita nero, gonna a tubino beige e stivali neri. 

Mozzafiato, lo so. 

Avevo anche la mia borsa Austen Freitag verde, un tocco perfetto di design zurighese. 

All'inizio del giro, che era in tedesco, la nostra guida non ha chiesto la solita domanda a cui ormai sono abituata: tedesco o svizzero-tedesco? 
Nein
Eravamo decisamente a un altro livello di svizzeraggine, perché ha invece chiesto: il tedesco di Berna va bene per tutti? Perché non contenti di avere 4 lingue nazionali, abbiamo anche la scelta di una miriade di dialetti. 
Ovviamente ho detto che andava benissimo per non essere gettata nelle segrete e immediatamente spogliata del mio prezioso passaporto rosso. 

È stato emozionante. Innanzitutto il palazzo federale è tra i luoghi pubblici più puliti che abbia mai visto in vita mia, fa concorrenza forse solo alla stazione del treno di Kyoto dove abbiamo visto con i nostri occhi gli addetti alla pulizia che passavano l'aspirapolvere sulle scale. 

In secondo luogo abbiamo potuto entrare nelle camere dove si riuniscono il Consiglio Nazionale e Federale, e prendere posto sulle poltrone dei rappresentanti, visto che, come ci ha ricordato la nostra guida nel suo bellissimo tedesco di Berna, appartengono a noi.
Durante le sedute del Consiglio Nazionale, a ogni rappresentante viene data la parola per un tempo massimo di... 3 minuti, cosa che mi ha naturalmente fatto pensare al mio paese d'origine.

In terzo luogo, e anche questo mi ha ricordato l'Italia, sia l'architettura che l'allegoria simbolica delle decorazioni sono una rappresentazione fisica della democrazia diretta svizzera, secondo cui il potere sommo appartiene al popolo
Mi chiedo se nei corridoi del potere di Roma ci sia mai qualche riferimento al popolo. Forse sotto i tappeti, col resto della polvere e i vecchi residui di integrità della nostra classe politica. 






Thursday, November 9, 2017

of the electoral law -- sulla legge elettorale


So we have this ongoing joke in my home country. 
It's called elections. 
Or rather lack of thereof. 
The political elite in Italy has been able to perpetuate itself like an incurable disease for decades, disregarding the public opinion, shamelessly stuffing their pockets and their relatives', friends', associates', brown nosers' with public money. 

But it just happens that every so often (perhaps twice in every citizen's lifespan, so with pretty much the same frequency of a solar eclipse) political elections become unavoidable. 

What happens then? 

The government AND the opposition scramble frantically to come up with a new and improved strategy to screw us: they change the electoral law. 

They try to make us believe that it's in the interest of the country, whereas actually this sudden legislative ardour is meant exclusively to perpetuate the politicians' own power and privileges.

They like calling the new electoral laws with phoney Latin-sounding names to try and sound erudite, such as Mattarellum or Rosatellum, all originating from the ancient verbal form WE'LL-SCREW-YOU-UM.

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Nel mio paese d'origine abbiamo questa barzelletta.
Si chiama elezioni.
O meglio l'assenza di elezioni.
La casta dei politici in Italia è riuscita a perpetuare sé stessa per decenni come una malattia incurabile, fregandosene dell'opinione pubblica, riempiendosi le tasche (e quelle di tutti i parenti, amici, associati, lecchini di 3 generazioni) di soldi pubblici senza vergogna alcuna. 

Però a volte capita (circa un paio di volte nell corso della vita di ogni cittadino, quindi con la stessa frequenza di un'eclissi solare) che le elezioni politiche diventino inevitabili. 

E che succede allora?

Succede che sia il governo che l'opposizione si danno di colpo un gran da fare per trovare una nuova strategia efficace per fregarci. Vale a dire, una nuova legge elettorale. 

Ci fanno pure credere che sia nell'interesse del paese, quando invece questo improvviso ardore legislativo è inteso unicamente ad assicurare a sé stessi di poter mantenere il proprio potere e privilegi.

E danno alla nuova legge elettorale nomi idioti con assonanza latina per tirarsela da eruditi, tipo Matterellum o Rosatellum, tutte voci dell'antico verbo ANDATE-AFFANCULUM.

(pic from videoblocks)


Wednesday, November 8, 2017

of the glass ceiling index -- sulla barriera invisibile


So I have been doing some research for the Master I am doing at HSG, both online and on the field. 
My research was about the best (and worst) places to be a working woman. The Economist publishes a yearly "Glass Ceiling Index", which compares industrialised nations on progress on gender equality in the labour market.

The nordics are clearly up in the olympus of equal opportunities, but my host country, Switzerland, is unfortunately 4th from the bottom. It only manages to beat South Korea, Japan and Turkey. 
Childcare costs here ate 41% of an average wage, a complete killer of the family budget. It does not take a genius to understand why professional women are deciding to have their kids as late as possible, if ever, before their world as they know it falls apart. 

My research on the field was conducted during last week, as our class was hosted by a big engineering company for our Finance and Controlling module (whatever that is).
The Glass Ceiling Index should include in its criteria bathrooms as well. 
There were two ladies' bathrooms per floor. It was a treasure hunt finding them. One of them was locked and a sign on the door said: "key at the reception", 'cos the boys had probably taken over that one as well. 

The Italian translation of Glass Ceiling Index is "Invisible Barrier", I cannot imagine a barrier more visible and more sadly metaphoric than a locked door. 

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Per questo master che sto facendo a HSG ho fatto un po' di ricerche sia online che sul campo. La mia ricerca riguardava i posti migliori (e peggiori) per le condizioni di lavoro femminili. The Economist pubblica ogni anno un grafico chiamato "Glass Ceiling Index", letteralmente "Indice del Soffitto di Vetro", che il dizionario traduce invece come "Barriera Invisibile". Considera quali tra le nazioni industrializzate offrono le migliori condizioni di lavoro per le donne. 

I nordici sono lassù nell'olimpo delle pari opportunità, invece il paese che ci ospita (la Svizzera) è purtroppo solo quarto dal fondo. Peggio sono solo la Corea del Sud, il Giappone e la Turchia. 
I servizi per l'infanzia equivalgono in Svizzera al 41% di uno stipendio medio, una spesa assurda per qualsiasi giovane professionista. Non serve essere un genio per capire come mai le donne qui scelgano di avere i figli sempre più tardi o di non averne affatto, perché una maternità comporterebbe il crollo del loro mondo professionale. 

La mia ricerca sul campo si è svolta la settimana scorsa quando una grande ditta di ingegneria ha gentilmente ospitato la mia classe per il corso di Finanza (qualunque cosa sia).
Il "Glass Ceiling Index" dovrebbe includere anche il numero di bagni per le donne.
Ce n'erano due per piano, in un palazzo enorme. Abbiamo dovuto fare la caccia al tesoro per trovarli. Uno dei due era chiuso a chiave, e un cartello sulla porta diceva di richiedere la chiave all'ingresso, probabilmente perché i maschi non rispettavano nemmeno quello spazio. 

Barriera Invisibile? Quale barriera è più evidente e più tristemente metaforica di una porta chiusa in faccia?

Monday, November 6, 2017

of the boundless blessing of anonymity -- sulla benedizione sconfinata dell'anonimato



So I have removed the link to my book from my Blog. It's because if my name is there, I cannot be boundless


There is so much going on in my life at the time, I certainly do not have time to write AND think if what I write is appropriate for my good name. 

It's time for some fall cleaning. Never did the spring cleaning thing, a waste of time when the promise of summer is lurking outside. But this leaden sky calls for reflection, it compresses thoughts with its unbearable weight. Before Christmas is here and all hell breaks lose. 
Got to cut some split ends. 

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Ho tolto il link al mio libro dalla pagina del blog. È perché mi sono accorta che se c'è il mio nome, non posso sconfinare.

Ho talmente tante cose da tenere a bada nella mia vita in questo momento che non ho di certo il tempo di scrivere E per di più pensare se quello che scrivo fa onore al mio buon nome. 

È ora delle pulizie autunnali. Non ho mai fatto quelle primaverili perché con la promessa d'estate che bussa alle finestre non si può di certo stare in casa.
Ma questo cielo plumbeo fa riflettere, comprime i pensieri sotto il suo peso, prima che tutto ci esploda in faccia con la follia del Natale. 
Ora di tagliare qualche doppia punta.