Monday, February 29, 2016

Leo and Zürich -- Leo e Zürich

Leo deserved that oscar for showing up at the ceremony with his Mom year after year. You are never too cool to hang out with your Mom. I had an interesting coffee morning today, one of those the expat-wives with nothing better to do are stereotyped for. Well fuck you. These rendezvous are 90% chit-chat but one day you run into your soulmate, who has moved as much as you, who gets you as if she's known you for years, and it's immediate sisterhood.
Well this morning there were some new participants and the usual questions went around: where are you from (contrary to our kids, who are born expats, we still need this trivial info when we meet someone new), how long have you been here and...do you like Zürich?
The answer to this last questions always very much depends on where the person is moving from, but generally the answer is always: oh yes! It's so safe, and clean, great to bring up the kids etc. BUT...there is often a BUT and it's generally linked to the fact that it's so safe and clean etc.
So I've realised today that Zürich is actually like the boyfriend your parents liked.
The safe and a bit predictable option. Ungrateful bitch that I am. But really, we for example moved here from Tokyo. Admittedly EVERY place in the world is a bit boring after Tokyo. That vibe. That nightlife, day and night. It's got fire in its soul, the bastard we all fall in love with after ditching the safe option our parents approved of.


Leo si meritava l'oscar per aver portato sua Mamma alla cerimonia anno dopo anno. Che uomo. Non sei mai troppo figo per uscire con tua Mamma. Oggi sono stata ad un caffè di quelli organizzati dalle mamme expat che non hanno niente da fare e che rappresenta un classico stereotipo di come passiamo le nostre giornate. Beh, andate a cagare. Queste riunioni sono per il 90% chiacchiere inutili, ma un giorno ci trovi la tua anima gemella che ha fatto gli stessi cento traslochi e ti capisce come se vi conosceste da anni, ed é una sorellanza immediata.
Stamattina c'erano delle nuove facce e le solite domande hanno iniziato a girare: da dove vieni (al contrario dei nostri figli che sono nati expat, noi abbiamo ancora bisogno di questa informazione del tutto superflua), da quanto tempo sei qui, e se ti piace Zurigo.
La risposta a quest'ultima domanda dipende sempre dal luogo da cui si é trasferita la persona in questione, ma in generale la risposta é sempre: moltissimo! E' così sicura e pulita, il posto ideale per far crescere dei bambini ecc.  MA...c'é sovente un MA e generalmente é a causa del fatto che Zurigo é appunto così sicura e pulita ecc.
Così stamattina mi sono resa conto che Zurigo é come quel tuo fidanzato  che piaceva tanto ai tuoi genitori.
L'opzione più sicura ma scontata. Stronza ingrata che non sono altro. Ma sul serio, noi per esempio ci siamo trasferiti qui da Tokyo. Ovviamente QUALSIASI  città dopo Tokyo risulta un po' noiosa. Quell'atmosfera. Quella vita notturna giorno e notte. Ha il fuoco nell'anima, come quel bastardo di cui immancabilmente ci innamoriamo dopo aver scartato il bravo ragazzo che piaceva tanto ai nostri genitori.

Thursday, February 25, 2016

How to master literature --- Come scrivere un capolavoro

This is what it takes to write a good great book:

The right subject, find your expertise.
The right fonts.
The right music. Headphones. Loud.
The right nail polish to see color dance on the keyboard. (preferably blue)
The right reference book written in a style you love to pull you off sandbanks.
The night.
Fire in your soul.
Done.


Per scrivere un capolavoro servono:

L'argomento adatto, scopri in cosa sei un'esperta.
Caratteri tipografici accattivanti.
La musica giusta in cuffia, a volume massimo.
Smalto per le unghie blu perché il colore danzi sulla tastiera.
Un libro di riferimento scritto in uno stile che ammiri, che ti tiri via dai banchi di sabbia.
La notte.
Il fuoco nell'anima.
Fatto.





Wednesday, February 24, 2016

Anti-ageing guitar -- La chitarra anti-invecchiamento

I think my guitar has magical powers, it spares me all that pedagogical crap, it's a fast-pass to the kids. I can wake up my girl singing Justin Bieber's Love Yourself and there you have it: the refresh button of our relationship. I have the music on whenever I can, it's my fuel. When Bruno Mars' Unorthodox Jukebox came out, I was in the hospital for surgery. Still groggy from aesthetics I grabbed my earbuds and pressed play and WHOA! The infusion in my arm started bubbling from all the energy I suddenly had in me. My  son, he likes alternative stuff, tonight I was playing Stressed Out by Twenty One Pilots, which is a true masterpiece. Unimpressed with my awesomely hip musical taste, he said: at school that's the kind of music people who have no friends listen to.



Penso proprio che la mia chitarra abbia dei superpoteri. Mi risparmia tutte quelle stronzate pedagogiche su come parlare ai ragazzi, é un passe-partout. Posso svegliare mia figlia al mattino cantandole Love Yourself di Justin Bieber ed ecco fatto: come schiacciare il bottone "refresh" della nostra relazione. Ho sempre la musica accesa, é il mio carburante. Quando é uscito Unorthodox Jukebox di Bruno Mars, ero in ospedale per un'operazione. Ancora stonata di anestesia ho ravanato nella mia borsa in cerca delle cuffiette, schiacciato Play e BOOM! La flebo nel mio braccio ha cominciato a fare retromarcia, dall'energia che avevo in corpo! 
A mio figlio piace la musica alternativa, stasera stavo suonando Stressed Out dei Twenty One Pilots, un vero capolavoro. Invece di sbalordirsi di fronte ai miei gusti musicali, ha detto: é la musica che ascoltano a scuola quelli che non hanno amici. 

Monday, February 22, 2016

Stuff their pockets with condoms - Gli riempi le tasche di preservativi

I remember a long time ago as my kids were still in Kindergarten, a friend of mine who had a 16-year -old son told me he was going out to party and spending the night at some girl whose parents were out of town. And remember asking her: "and what do you do in these cases?" as I still felt closer to BEING a teenager, than to parenting one.
"YOU STUFF HIS POCKETS WITH CONDOMS, THAT'S WHAT YOU DO".
Of course, unaware and naive as I was I thought she was crazy and that I'd grow my kids to be responsible and stay away from fire.
Fast forward a few years and it turns out that I am the one doing the stuffing now. And I understand now that my friend back then was an awesome Mom, not because of the condoms, but because of the fact that her kid had been open about his program for the night, and whoever is in the shaky phase of parenting teenagers knows that it's not virginity that's the holy grail of parenthood, but rather communication. And it's not because you are their friend, which I certainly am not, but because in some magic circumstances (which don't usually implicate eye-contact) kids feel safe enough to let you know a little tiny bit of their troubles without fearing the consequences or your reaction.
It turns out there is a lot of peer-pressure about being sexually active since you are about 15, I do not remember this happening back in my days. Or if some girlfriend was bragging about having done it, you could always get even by making up some bogus story with a Finnish tourist you met at the beach during the summer, nobody was going to check. But now the pressure is on on a more constant basis, movies like No Strings Attached or Friends With Benefits have promoted the myth of the FUCK BUDDY, so much for romance. So I told him: "Make sure that at least the first time you do it for love." I bought the thickest, safest condoms I could find (made from trucks' inner tube like parts of the Freitag bags), and hid them in one of his drawers with a trilingual poem.


Mi ricordo quando tanti anni fa i miei ragazzi erano ancora all'asilo ed una mia amica mi disse che suo figlio sedicenne sarebbe uscito a far festa di sera per poi passare la notte a casa di una tipa i cui genitori erano fuori città. Io con due occhi così (visto che mi sentivo più vicina ancora agli anni della mia adolescenza, piuttosto che a quelli dei miei figli) le ho chiesto: "E in questi casi, cosa fai?"
"GLI RIEMPI LE TASCHE DI PRESERVATIVI, ECCO COSA FAI"
Ignara ed illusa com'ero ho pensato che fosse matta e che io avrei cresciuto i miei bambini insegnando loro a comportarsi come si deve e a stare lontani dal fuoco.
Saltiamo qualche anno e adesso sono io quella che riempie le tasche. E adesso so che la mia amica era una Madre modello, non per i preservativi, ma perché suo figlio aveva sentito di poter essere onesto con lei, e chiunque si trovi nella traballante fase di crescere degli adolescenti sa bene che il sacro graal del crescerli bene non é la verginità ma bensì la comunicazione. E non é per essere un'amica dei propri figli, che io non sono affatto, ma perché in alcune magiche circostanze (che solitamente non comportano contatto visivo diretto) i ragazzi si sentono al sicuro sufficientemente da farti sapere qualcosa delle loro difficoltà senza temere le conseguenze o la tua reazione.
Ho scoperto che c'é molta pressione da parte dei coetanei sull'essere sessualmente attivi dai 15 anni in poi, non mi sembra che per la nostra generazione fosse così. O se c'era qualche amica che faceva la figa dicendo che l'aveva già fatto, potevi sempre inventarti qualche storia con quel turista finlandese al mare, e nessuno avrebbe controllato. Ma adesso la pressione é più costante, e film come Amici di Letto hanno promosso il mito del Fuck Buddy, cioè compagno di scopata, un inno al romanticismo proprio. E allora gli ho detto: "Almeno la prima volta deve essere per amore". E ho comprato i preservativi più spessi e sicuri che ho trovato (fatti con le camere d'aria dei camion come parti delle borse Freitag), li ho messi in uno dei suoi cassetti accompagnati da un poema trilingue.


Anche se sembra sempre
che litighiamo senza un perché
alla tua mamma al mondo
non importa che di te.

Che tu non pensi che si tratti
di un "go ahead! green light!"
e che siano tutti quanti
da usare subito, tonight.

Ricordati che SEX
after you drink or inhale (--> ti ammazzo)
if the girl is also drunk
can land you straight into jail

Spero tanto tu capisca
che va fatto per AMOR
e non soltanto perché
the girl is acting like a whore

Don't give into peer pressure
stand your ground and use your head
e non dovrai mai pentirti
anche quando sarai un vecét

Anche se i tuoi ormoni
ti rendono un T-rex
sia chiaro come un neon:
NO CONDOM, NO SEX

Sunday, February 21, 2016

Let it sit for 20 minutes before serving-Lasciar decantare per 20 minuti prima di servire

With so much to say I think I will just say nothing, uncork the mind and allow my thoughts to decant for a few minutes before serving, just like a bottle of good (Italian) wine. 
Considering both kids are on school break, time has to be counted in dog years. It won't be a few minutes but a bit more. 

Con così tante cose da dire, penso che non dirò niente, stapperò la mente e lascerò decantare i pensieri per qualche minuto prima di servire, come se si trattasse di una bottiglia di buon vino italiano.
Visto che entrambi i bambini sono in vacanza, i minuti si trasformeranno in un periodo più ingente, x7, come gli anni dei cani. 

Friday, February 5, 2016

The Birth Rectangle / Il Rettangolo delle Nascite

There is one word which above all others immediately drains all the blood from my face: BIRTH CERTIFICATE. Each of the four members of our little travelling family is born in a different country, we are equally distributed with two on one side of the Atlantic and two on the other, creating a kind of Birth Rectangle which overshadows by far the spooky reputation of the Bermuda Triangle. The girls being far more considerate chose to at least be born at driving distance, but the boys? Forget it.
Embassies cannot issue birth certificates, somehow international bureaucracy hasn't kept up with globalisation.
No, birth certificates need to be picked up personally in the municipality where the birth took place (with the exception of the US where they can be ordered online). What if the place happens to be 9.000 km away and you have no handy relatives living close by?
Blame your mother, she should have planned your birth better.
You'd think the embassy would mobilitate somebody in their corresponding county to pick up the damn document in your place, they could charge you a little less than the price of the intercontinental flight you'd otherwise need to get there, and everybody would just say: DEAL! They'd have their factotum hop on his Vespa/Chiva/Pick-up Truck or Tram depending on which one of our 4 countries of origin and voilà, done.
Turns out the embassy is mainly concerned with local matters, though I first felt it was an outstretched hand that had my back wherever I was. I have lost a bit of trust along the way.

In Tokyo the embassy person had us wait for the 10 minutes we had gained arriving early for our appointment because he was playing solitaire on the computer. When he finally received us we were immediately interrupted by another embassy officer and this is the memorable conversation that  ensued between the two of them:

"So, shall we give this wreck of a man a driver's licence back?"
"Who?" (right hand with all fingers joined together pointing upwards and going up and down)
"Tancredi! That son  of a bitch!"
"Wasn't he banned from driving back in Italy?"
"Ehhhh" (One hand up in the air as if signalling towing plane to come this way. Meaning: who the hell is ever going to find that out here in the land of the rising sun?)

Think twice before crossing the street, my dear Edokkos, that son of a bitch is on the lose!


Nessuna parola ha il potere di farmi sbiancare come CERTIFICATO DI NASCITA. Ognuno di noi quattro membri della nostra famigliola viaggiante é nato in un paese diverso, abbiamo il Rettangolo delle Nascite, con due da un lato dell'Atlantico e due dall'altro, il Triangolo delle Bermuda in confronto ci fa una pippa. Le ragazze ovviamente essendo molto più ragionevoli, hanno pensato bene di nascere ad una distanza percorribile in macchina, ma i maschi? Figuriamoci!
Le ambasciate non possono emettere certificati di nascita, la burocrazia internazionale non ha tenuto il passo con la globalizzazione.
No. I certificati di nascita devono essere richiesti e ritirati di persona nel comune in cui é avvenuta la nascita (con l'eccezione degli Stati Uniti dove possono essere ordinati online). E se tale comune é a 9000 km di distanza, sono tutti cazzi fatti tuoi, prenditela con tua madre.
L'ambasciata dovrebbe poter mobilitare un suo impiegato nel paese di appartenenza per ritirare il maledetto documento per te, basterebbe che ti facessero pagare poco meno del prezzo del volo intercontinentale e tutti ci metterebbero subito la firma. Basterebbe che il loro factotum inforcasse la Vespa/Chiva/Pick up o Tram a seconda dei nostri 4 paesi di origine, e voilà, fatto.
Invece le ambasciate si occupano più che altro delle questioni relative al paese in cui si trovano, anche se inizialmente avevo l'impressione che fossero ovunque per coprirmi le spalle. Nel corso di tutti questi anni in giro per il mondo, ho perso un po' la fiducia.

All'ambasciata di Tokyo l'impiegato di turno ci ha fatto attendere per i 10 minuti che avevamo guadagnato arrivando in anticipo al nostro appuntamento perché stava giocando col computer al solitario. Quando finalmente ci ha ricevuti, siamo stati subito interrotti da un altro impiegato che ha fatto irruzione nell'ufficio senza bussare, ed é seguita questa memorabile conversazione:

"Allora gliela diamo la patente a quel disgraziato?"
"Ma chi?" (Spalle alzate e mano destra che va su e giù con tutte le dita raccolte verso l'alto)
"Ma Tancredi, quello sciagurato!"
"Ma non gliel'avevano ritirata, in Italia?"
"Ehhhh!" (Con mano alzata che sventola indietro come gli addetti dell'aeroporto che indicano al pilota dove parcheggiare. Traduzione: e chi vuoi mai che lo scopra qui nel paese del sol levante?)

Pensateci due volte, cari Edochiani, prima di attraversare, lo sciagurato é al volante!

Thursday, February 4, 2016

EXPAT! Bless you.

Allora, mia figlia alla notizia che mi sono messa a bloggare ha avuto da dire: "Don't write too much or people will think you don't have a life". Non scriverci troppo altrimenti la gente penserà che non hai una vita. Ma é che quando scrivo qualcosa poi ci penso e mi viene subito in mente qualcos'altro da dire.
Ho sempre odiato la parola Expat, dalla prima volta che ho scoperto di esserne una anch'io senza saperlo, al mio arrivo a Bangkok nel 1997. Ci credo che susciti una certa irritazione fra i non appartenenti alla categoria, é una parola odiosa sa di EXPERT, de che poi?
A me irrita la sua assonanza con il passato del verbo sputare in inglese. SPAT.
Scusa un attimo, ho un po' di catarro, EXPAT! Dicevi?


The ex and the little monkey

I wish my name was PAT, I could make lots of jokes about being Pat the Ex-Pat, because that's what every inhabitant of this floating universe called expatriate community is: a permanent EX.
You've left several identities behind, several jobs, countless unfinished tasks, languages you were just about beginning to master, they all belong to the past.
Like Jennifer Aniston, the permanent ex.
Another affliction I have come to recognise with some concern is the expats' addiction to change. The need for stability is the yin but the craving for more novelty is the yang.
So I have got that awful beast called German Language under my belt now, went back to my profession fighting my way up with my teeth and fingernails, proved to the world I hadn't lost the career train, though the world couldn't have cared less, it was just my ego. And am now realising with some dismay that it all now stands on the verge of being throw behind me. Done that, what's next?
This is one of those magical days in which the kids are both coming home quite late, and I find myself with a plan-less stretch of hours ahead of me, that my restless mind will soon fill with stormy thoughts like the sky in a Van Gogh painting.
In such circumstances I have a double-I technique of meditation: watching TED lectures on my I-pad while I I-ron. And then I decide that it is indeed time for change, because these TED people really do spark my fire, I want to be an activist, kick some ass, change the world.
Then this old joke pops up into my mind.
There is a little monkey filing her fingernails in the jungle. The giraffe comes by and asks her: what are you doing little monkey? And the little monkey says: I am filing my fingernails, so when the big mean lion comes by, I will kick his ass. Then the zebra comes by and asks the little monkey: what are you doing, little monkey? And she replies: I am filing my fingernails, so when the big mean lion comes by, I will kick his ass. Then a beautiful tucano flies by and asks the little monkey what she is doing, and she says: I am filing my fingernails so that when the big mean lion comes by, I will kick his ass.
And then the big mean lion comes by and asks her: what are you doing, little monkey? And the little monkey replies:
OH, NOTHING MUCH, FILING MY FINGERNAILS, TALKING SHIT.

(the Italian expression for talking shit is "sparare cazzate" which literally translates into "I am shooting out some bullshit". Ma niente, mi limo le unghie, sparo cazzate.)
Oggi non traduco, I-ron waiting.



Wednesday, February 3, 2016

Maledetti agenti letterari

Ma si, va, volevo tradurre il post in Italiano per amor patrio, non ho ancora deciso in che lingua scrivere questo blog, magari bilingue, non so. Anche se ho un po' perso la strada, 'sto paese storto custodisce ancora i miei primi 26 Natali. Il post era sugli agenti letterari, ma in realtà come sovente accade, nel frattempo mi é venuto in mente altro da scrivere.
Riassumo brevemente: il mio libro é in inglese, la lingua dell'Expatriate Circuit che in realtà io chiamo Expatriate Circus, perché a volte proprio di  un circo si tratta, con clowns, acrobati e diversi tipi di bestie. Visto che il libro é in inglese, cerco un agente letterario a Londra, anche se non vivo a Londra, perché in Svizzera dove vivo in questo momento, non si pubblicano libri in inglese.
Gli agenti letterari sono quelli che hanno i contatti giusti e gli agganci con le case editrici e se credono nel to lavoro cercheranno di farti pubblicare beccandosi 15% del tuo sudato lavoro.
'Sti agenti letterari fanno alquanto i preziosi, non hanno mai tempo, non bisogna irritarli o disturbarli perché praticamente hanno le chiavi per il tuo successo letterario, o meglio, come direbbe Dante: ti tengono per le palle. Sono i frangionde dell'entusiasmo letterario di ogni aspirante scrittore.
Ho scritto ad un agente a Londra che mi ha detto che dovrei "seek domestic representation", cioè cercarmi un agente nel mio paese. Ma quale? Quello attuale, quello di nascita o uno di quelli in cui ho vissuto prima di arrivare qui? Un agente in Giappone? O a Panama? Negli Stati Uniti o in Thailandia? Ecco, se questo leggesse il mio libro lo saprebbe: nel mondo Expat, la parola "domestic" é priva di qualsiasi significato.
Anyway ecco cos'altro volevo scrivere: stasera ho cucinato i petti di pollo alla mediterranea. Qualsiasi cosa può essere cucinata alla mediterranea, basta avere: olio EVO, aglio, vino bianco, pomodorini a ciliegia e olive.
Si fa soffriggere l'aglio, poi si aggiungono i pomodorini tagliati a metà e le olive (io ci ho messo pure una manciata di pinoli per amor ligure), poi il pollo/pesce/tofu/suola di scarpa (naturalmente infarinati) a rosolare, sfumare con vino bianco, sale e pepe, 10 min. fatto.
Quando sbatto in pentola il mio estro culinario penso sempre a quello che dice Isabel Allende nell'introduzione del suo libro di ricette Aphrodite: che i libri di ricette sono come i manuali sull'amore: inutili perché ognuno improvvisa con quello che trova in casa, ringraziando Dio di avere ancora i denti per masticare e le braccia per abbracciare.
E poi mi viene anche in mente Julie & Julia, quel film che avrebbe dovuto essere vietato ai minori per il ritratto assolutamente irrealistico e fuorviante che fornisce riguardo alla maturità emotiva degli uomini. Quando dice che il bello di cucinare é che mescolando cose buone hai la certezza che alla fine verrà fuori qualcosa di delizioso. Non come nell'amore, in questo caso. Perché genitori buoni si mescolano e vengono fuori teenagers posseduti dal demonio.
Ma di questo parleremo un'altra volta.

Only if we are interested.

I never imagined it would be so very difficult to find a name for a blog that isn't already taken.
All the names I had in mind are good as gone. I liked ON THE MOVE very much. Not available. THE BIRDHOUSE. Gone. EXCESS BAGGAGE. Forget it. I even tried BALLS OF STEEL which is something every packing list cannot fail to include. There is eventually already a blog with this name. I  might investigate the its contents. Or maybe not.
This blog is born with all intentions of not turning into a whiny, philosophical blog about all the drawbacks and difficulties of life abroad. God knows the net is already sufficiently clogged by negativity.
But if I need to say something negative, its going to be about literary agents. These are the people who hold the keys to your success as a writer. They hare the filters between writers and publishers, the breakwaters of literary tides, and they exercise their power forcefully.
In order to become a literary agent, no specific qualifications are required, apart from some kind of experience in the publishing market and hopefully a degree in English.
They are the people you need to send your manuscript to for preemptive examination, but please, do not burden them with too much of your work, 3 chapters maximum, they are very busy, possibly the busiest on the planet. Do not call. Do not mail. AND you will hear back from them only if they are interested.
Now, with all due respect, who are YOU to refuse to dignify a potential client and enthusiastic blooming author with a reply that takes, what, 1 minute? Let's time a reply with a stopwatch. Ready? Go!
"Dear so and so, thank you for submitting your work to us, unfortunately at this moment we do not feel we are the right agency to represent you, kind regards and good luck."
32 seconds. In the era of electronic mail there is no excuse for a failed reply.
On top of that, literary agents require that their potential clients let them know if they have been contacted by another agent during the screening process. Excuse me? Shouldn't this rightful respect for each other's work go both ways? I will let them know if I have been contacted by another agent only if I am interested. Or if I feel like. Or in case I have 32 seconds of my precious time to waste.
So there.