Tuesday, April 19, 2016

of the milkshake murder -- sull'omicidio del frullato


So a few days ago, I was told by another expat wife that my post about resentment was spot on. Of course it was. Once you have been an expat for some time, you know that the expat wives' resentment is so intense that if used as fuel, it could make all power stations in the world redundant.


Not everybody is familiar with the case of the Milkshake Murder but it is something that rang a bell among the expat community, especially among the expat husbands who since then have stopped drinking anything from Starbucks which isn't handed to them directly by the barista. 

In the Milkshake Murder case, an exasperated expat wife in Hong Kong, drugged her expat husband with a sedative-laced milkshake and then bludgeoned him to death with a metal statuette.
Then she said:"PRETENDING TO BE BRAVE, DOESN'T ALWAYS WORK". A quote that thousands of expat wives have since had tattooed  on their chest, adopting it as their official motto (I am making this up, of course).

Anyway, when I first heard about the Milkshake Murder, I am sorry to say that I did feel a kind of sisterhood with the murderer. I remember distinctively that I thought of what Chris Rock had said while commenting OJ Simpson's murder case, once it was made public that the victim had supposedly been using his sports car to live la vida loca with her new lover. Chris Rock said, and I couldn't have said it better myself:

'I am not saying he should have done it, but I understand.'


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Alcuni giorni fa un'altra blogger expat mi ha detto che il mio post sul risentimento era molto accurato. Certo che lo era. Se hai vissuto all'estero per qualche tempo sai benissimo che il risentimento delle mogli expat è talmente intenso, che se si potesse usare come carburante si renderebbero superflue tutte le centrali elettriche del mondo.


Non tutti hanno sentito parlare del caso dell'Omicidio del Frullato, ma all'interno della comunità expat ha fatto una certa impressione, e ha suonato un campanello d'allarme soprattutto per i mariti expat, che da allora non bevono più nessuna bevanda di Starbucks che non gli venga data in mano direttamente dal barista. 

Nel caso dell'Omicidio del Frullato, una moglie expat completamente esasperata, ha drogato suo marito con un frullato pieno di sedativi e lo ha poi colpito a morte con una statuetta di metallo. 
Dopodiché ha dichiarato: "FINGERE DI ESSERE FORTI, A VOLTE NON SERVE".  Una citazione che da allora migliaia di mogli expat si sono fatte tatuare sul petto, adottandola come loro motto ufficiale (ovviamente sto scherzando).

Devo ammettere che quando ho letto la notizia dell'Omicidio del Frullato, ho provato una certa solidarietà nei confronti dell'assassina. Mi sono venute in mente le parole con cui Chris Rock aveva commentato il caso di OJ Simpson quando che si era saputo che la ex moglie (assassinata) aveva usato la sua macchina di lusso per vivere la vida loca col suo nuovo amante.
Chris Rock disse, e io stessa non avrei potuto dirlo meglio: 

"Non dico che abbia fatto bene, ma lo capisco."


(pic from Disney Food Blog)

Sunday, April 17, 2016

badass expat -- espatriati badass


I have started this blog for one reason only: not to get things off my chest. Not to share my feelings. Not as a diary. Not to explain, analyse or complain. NOSSIR!

I started this blog because I am trying to have my book published and the people in the business on whose door I have been knocking, all said the same thing: you must be on twitter, you must blog, social media. 


Who the hell has time for social media anyway? I have a rusty Facebook account but I have just recently learned that that's totally out: Facebook is for old people (quote from the young people in my family), because it needs care and attention. Care and attention suck.  What's in is stuff like Snapchat and Instagram (still don't know the difference), all quick and immediate, apparently flashy and then easily forgotten. We had that too when we were young. It was called first time sex.


My book is about expatriates, it's written in the same way I write this blog, blurted out loud and ironic. 

What surprised me about this blog, is how it's allowed me to get in contact with other loony bloggers. I've been attracted mainly by Italian expats, because in my many years abroad I have never been around Italians much, and it's left me longing. 
The reason it's that most of the Italian expats I have met abroad had, regrettably, the same common denominator: a pathological tendency to complain.

Oh I have run into whiny bloggers too, and plenty. But I have also found a bunch of crazy, funny, smart, ironic emigrants that I have come to follow and like and miss when I don't check their posts. There is this girl who lives in Paris, and never apologises for what she believes in, this guy in San Francisco who mixes math and philosophy, mostly when he runs, there is the one who translates, the one who repairs art in New Orleans and swears like a dockworker, the one in Japan who brings me back to Tokyo, a city that I love and miss so very much. All with the same common denominator of being 100% badass.



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C'è un'unica ragione per cui ho cominciato a scrivere questo blog: non per esprimere i miei sentimenti, o sfogarmi o come diario. Non per spiegare, analizzare o lamentarmi. Nossignori.


Ho cominciato a bloggare (che parola di merda) perché sto cercando di fare pubblicare il libro che ho scritto e tutti quelli che sono nel business mi hanno detto la stessa cosa: devo twittare, bloggare, buttarmi sui social media, ma chi cavolo ce l'ha il tempo per i social media? Ho una pagina arrugginita di Facebook ma di recente ho scoperto che Facebook é totalmente "out": è da vecchi (detto dai giovani della famiglia), perché bisogna stargli dietro e quello che ci scrivi resta. Out.  Quello che va per la maggiore adesso è la roba tipo Snapchat e Instagram (non ho ancora capito la differenza), tutto veloce, immediato, appariscente ma poi subito dimenticato. Avevamo anche noi lo stesso quando eravamo giovani. Si chiamava la prima volta.


Il mio libro parla di espatriati, ed è scritto con lo stesso stile del blog, senza filtri e ironico. 

La sorpresa riguardo al blog è stata trovare altri bloggers come me. Mi sono fatta attirare soprattutto dagli expat Italiani, perché in tutti questi anni all'estero non li ho mai frequentati molto, e me ne è rimasta la voglia. Gli Italiani in cui sono incappata vivendo all'estero, avevano quasi tutti purtroppo lo stesso denominatore comune, e cioè una tendenza patologica a lamentarsi all'infinito.

Certo, anche adesso mi sono capitati bloggers lamentosi, e tanti. Ma ho anche scovato un gruppo di emigrati pazzoidi, divertenti, ironici ed intelligenti e mi sono messa a seguirli e a sentirne la mancanza, quando non ho tempo per leggere i loro post. C'è questa tipa che vive a Parigi e non si scusa mai per le cose in cui crede. Quest'altro a San Francisco che mescola matematica e filosofia, e corre. C'è quella che traduce e quella che aggiusta quadri a New Orleans e impreca come uno scaricatore di porto, e poi ce n'è una in Giappone, che ogni volta mi riporta a Tokyo, una città che amo e che mi manca da morire.

E hanno tutti lo stesso denominatore comune di essere dei totali badass. (non c'é traduzione, cercatevela pure ma quelle esistenti non sono accurate. Badass e basta.)

Saturday, April 9, 2016

Cambridge and random socks -- Cambridge e calze sparse


I've got so many things on my mind that I think my brain will explode.

My son is 16 and he attends a school where it seems everybody has their future already figured out: after high school, Cambridge.  My son believes that the end of school is still several lightyears away for him. In any case, he has already decided that he will do a gap year, take his bike and leave his phone at home.


He is actually quite a bright student, and according to his counsellor he is also mature, adventurous and authentic. (To which I immediately had to repeat my child's name, certain as I was that a mix-up had occurred).

For a long time I have known this to be true: kids save their worse side for parents. It is part of their natural tendency to do the opposite of what they feel is expected from them. This tendency is extremely acute during adolescence, I have no pedagogical training to back up this statement, but I can see the condition in which he keeps his room.
(You will agree unless of course your child is one of these perfectly tidy smart asses who then end up in Cambridge).
It's all normal, it's the kids' struggle to get away from our influence and become adults, cruel as it can seem, it is a natural process.

But perhaps it's not all casual, this chaos in which he lives. I should ask Stephen Hawking, who also happens to be a Cambridge graduate: the key lays perhaps in knowing how to read the signs by carefully observing the scattered dirty socks left on the bedroom floor as if they were constellations.



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Ho così tanti pensieri che scoppio. 


Mio figlio ha 16 anni e frequenta una scuola in cui se parli con gli altri genitori, sembra che abbiamo già tutto pianificato: dopo la scuola superiore, Cambridge. Mio figlio pensa che al "dopo la scuola" manchino ancora diversi anni luce, e in ogni caso ha deciso che farà un anno sabbatico, andrà via con la sua bici, lasciando il telefono a casa così non possiamo rompergli le palle.


In realtà è uno studente brillante e secondo il suo counsellor è anche maturo, avventuroso e autentico. (Al che mi tocca ripetere il nome del pargolo, certa che ci sia stato uno scambio di persona.)

Che i figli riservino sempre solo il peggio per i genitori lo so da tempo. Fa parte dell'innato desiderio, acutissimo durante l'adolescenza, di fare sempre l'opposto di quello che pensano che i genitori si aspettino da loro. Lo stato in cui tengono la loro camera è uno specchio perfetto di questo fenomeno. Sempre che non si abbia in casa un rompiballe perfettino ed ordinatissimo che finirà a Cambridge.
E' normale, è il loro tentativo di staccarsi da noi, per diventare grandi, è un processo crudele ma naturale. 

E forse non è poi casuale, il caos della sua camera, forse dovrei chiedere a Stephen Hawking che pure ha ricevuto il suo degree a Cambridge: la chiave sta forse nel saper leggere i segni, osservando attentamente la disposizione delle calze sporche lasciate sul pavimento della sua camera come si trattasse di costellazioni.


(pic from Wallpaper Cave)