Sunday, July 24, 2016

of travelling south -- del viaggiare verso sud

(DISCLAIMER: THIS POST HAS A TOXIC CONCENTRATION OF STEREOTYPES WHICH ARE NOT JUST UNFAIR BUT SOMETIMES ALSO HIGHLY ENTERTAINING)

So I guess this blog started out as a travel blog, for God's sake, it has the world expat written all over it, how in the world did I get derailed into talking about books and Roger Federer and all such nonsense!
Last week I was travelling. Not the kind of travel that inspires philosophical thoughts such as flying over the ocean through the night and feeling my karma flow in harmony with the spinning of the planets and the whole universe.

No.

I was stuck in line at the Gotthard Tunnel driving south from Switzerland to Italy to visit my family. The Gotthard Tunnel is a bottleneck separating the two nations, and depending on how many Germans are travelling south at the time to walk our beaches in sandals with socks or fall in love with our lifeguards, the duration of the trip can increase exponentially.

Anyway. I was driving and my philosophical thinking was triggered by two related events: first a driver emptying his ashtray from the car window (on the highway! as he drove! just reached outside, flipped all the cigarette butts and let them dance around desperately on the asphalt! This is Switzerland, I believe there is the death penalty for that!).

Then another driver cut the entire line of cars that was diligently waiting to enter the Gotthard tunnel, he pretended he was going to take the exit for Göschenen  and then proceeded to place his car at the very front of the line. He could have had a FUCK YOU sign flashing from his back window for all he cared. And here is the thing: Both cars were from Belgium!

Of course you cannot really blame Belgian people for behaving like assholes, because living in the proximity of such a toxic concentration of politicians, makes being ethical utterly impossible.

But this is the thing: Whenever people travel further south from where they live, their behaviour gets worse.
This is indeed also valid for the Swiss, because on their highways they are very careful to never drive above the speed limit and they are the most courteous drivers on the planet. 
Pass the southern border and you'd better get out of their way! They all get acute Hamiltonitis and flash the hell at you if you happen to be in their way driving below 200km/h.

Of course you cannot blame Swiss people for going crazy once they breathe Italian oxygen, after all their national idea of fun is sitting around a table eating fondue.
(I am just kidding, the Swiss are risk-taking masters and excel in every extreme sport you can think of) (and I hope they let me stay in their beautiful country forever).

I could have come up with observation, about people engaging in their worse behaviour when they move south, many years ago. It was already under my nose in 1997 when I lived in Thailand, the place where the whole northern (male) humanity likes to travel to behave like SCUM.

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(ATTENZIONE, QUESTO POST È PIENO ZEPPO DI STEREOTIPI CHE NON SONO SOLO SPREGEVOLI MA A VOLTE ANCHE NECESSARI)
Insomma, questo blog è iniziato come blog di viaggio, per l'amor di Dio! Ha EXPAT scritto ovunque! Com'è che sono finita a parlare di libri e Roger Federer e tutte le altre assurdità?!
La settimana scorsa ero in viaggio. Non il tipo di viaggio che ispira pensieri filosofici tipo quando si è in aereo di notte sull'oceano e il Karma vola in sintonia con il volteggiare dei pianeti e di tutto l'universo.

No.

Ero piantata in coda al tunnel del San Gottardo per andare a trovare la mia famiglia. L'attraversamento del tunnel del San Gottardo, richiede tempi di transito estremamente variabili a seconda di quanti tedeschi stanno viaggiando verso sud in quel momento per passeggiare sulle nostre spiagge in sandali e calze o innamorarsi dei nostri bagnini romagnoli. Una volta ho fatto 4 ore di coda.
Comunque. Guidavo tranquilla e il mio filosofeggiare è stato ispirato da due eventi: prima un automobilista che con massima tranquillità ha svuotato il contenuto del suo portacenere dal finestrino. In autostrada! Ha tirato fuori il braccio e ha rovesciato per terra tutti i mozziconi lasciandoli a danzare disperatamente sull'asfalto! In Svizzera! Mi pare che ci sia la pena di morte qui per un crimine tale.

Poi un altro automobilista, mentre aspettavamo diligentemente in coda il nostro turno per entrare nel tunnel, ha pensato bene di superare tutta la coda usando la corsia di uscita per Göschenen per poi piazzarsi in prima file. Avrebbe potuto avere un'insegna luminosa con su scritto E ANDATE TUTTI AFFANCULO sul finestrino dietro per quanto gliene fregava della coda. 
Il punto è che entrambe le macchine in questione erano targate Belgio!

Certo, non si possono incolpare gli abitanti del Belgio per un comportamento così incivile, infondo vivendo in prossimità di una tale concentrazione di politici, mantenere un comportamento etico è pura utopia.
Ma il fatto è questo: ogni volta che qualcuno viaggia in un paese più a sud rispetto al proprio, perde ogni ritegno.

Questo vale anche per gli svizzeri, i quali sulle loro autostrade viaggiano tutti ligi rispettando i limiti e sono tra gli automobilisti più diligenti che abbia mai visto. Poi passano il confine ed è meglio che tu ti levi dalle palle! Si beccano tutti la Hamiltonite acuta e ti sparano dei fari feroci alle spalle se per caso li intralci andando a meno di 200km all'ora.

Certo, non si possono incolpare gli abitanti della Svizzera se non appena respirano un po' d'aria italiana diventano pazzi. Infondo la loro idea di divertimento nazionale è sedersi intorno a un tavolo a mangiare fonduta.
(Sto scherzando! Gli svizzeri sono i migliori al mondo in tutti gli sport estremi e amano il rischio e l'aria aperta) (e spero che mi lasceranno vivere nel loro meraviglioso paese per sempre).

Se ci penso avrei potuto arrivarci anni fa a questa teoria del movimento verso sud come innesco per comportamenti incivili. 
Era già lì sotto al mio naso nel lontano 1997 quando abitavo in Thailandia, il paese in cui tutta l'umanità (maschile) dell'emisfero nord si sposta per comportarsi come delle MERDE.

(pic from Pinterest. Unfortunately not my tattoos... )



Wednesday, July 20, 2016

of books, quotes and potatoes -- sulle citazioni, i libri e le patate

So I was reading this blog written by a lovely girl who likes slicing potatoes. The gorgeous pictures she posts have a casual artistry to them that I really like.
She wrote a post answering some questions about her favorite author and about the books she keeps on her bedside table. If there is something that never fails to impress me, is when people can declare without a doubt what their favorite book is. I have often gone straight to Amazon to get myself the book, they mentioned, as if finding THE BOOK were equal to finally having discovered the secret to a a monogamous relationship.

I could never ever come up with an answer about my favorite book, first because I have so many, and secondly because once I pour the contents of a new book into my brain, the characters and ideas seem to mix and mingle with all the other characters and ideas already living there, and it becomes hard to districate them and remember where they were from. Sometimes they even get married and have children.

Anyway, so it happened that on the same cue of "somebody's favorite book", I read Just Kids, by Patti Smith. And I got completely blown away not just by the life of the photographer Robert Mapplethorpe that's narrated in the book, but by the sublime, loving poetry Patti Smith uses in her writing. 
I'd give anything to be able to write like her.

On the other hand, I would be able to say right away fictional character I can identify myself with: Luna Lovegood from Harry Potter. She too finds logic in the most illogic connections, something that drives my family nuts. She too lives with one foot in the street and the other in the Milky Way (from Just Kids).

I have several biographies on my bedside table, but I hardly ever read the last chapter. They pretty much all end the same way anyway. 
Or as Steve Jobs once said: if you live each day as it was your last, someday you'll most certainly be right. 

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Stavo leggendo questo blog delizioso scritto da una ragazza a cui piace tagliare patate. Le bellissime foto che pubblica hanno un non so che di artistico un po' casuale che mi piace molto.
In un post rispondeva a delle domande riguardo al suo autore preferito ed ai libri che tiene sul comodino. Se c'è una cosa che mi colpisce sempre è quando le persone dichiarano senza ombra di dubbio qual'è il loro libro preferito. Mi sono spesso fiondata su Amazon ad ordinare i libri che menzionavano, come se trovare un libro a cui giurare fedeltà eterna, equivalesse a scoprire il segreto per avere una monogama.

Non sarei mai in grado di dire quale sia il mio libro preferito, primo perché ce ne sono troppi e poi perché una volta che verso il contenuto di un nuovo libro nel mio cervello, i personaggi e le idee si mescolano e fanno amicizia con gli altri personaggi e le altre idee che già ci abitano, e diventa difficile districarli e ricordarsi che libro provengano. A volte si sposano perfino e fanno dei bambini.

In ogni caso, proprio perché qualcuno l'aveva menzionato come "libro preferito", mi sono ordinata Just Kids, di Patti Smith. E sono stata letteralmente spazzata via non solo dalla vita del fotografo Robert Mapplethornpe raccontata nel libro, ma dalla poesia sublime e piena di amore con cui Patti Smith scrive. 
Darei qualunque cosa per saper scrivere come lei.
Una risposta che invece saprei dare all'istante è in quale personaggio di un libro mi identifico: Luna Lovegood di Harry Potter. Anche lei trova la logica in connessioni apparentemente illogiche, cosa che fa diventare matta la mia famiglia. E anche lei vive con un piede nel presente e l'altro nella Via Lattea (da Just Kids).

Sul mio comodino ci sono diverse biografie ma non leggo quasi mai l'ultimo capitolo. Tanto finiscono tutte più o meno nello stesso modo. 
O come Steve Jobs ha detto una volta: se vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, prima o poi ci avrai preso.

Monday, July 18, 2016

of the lover in my closet -- sull'amante nel mio armadio


Both kids are off to camp and I am alone in the city with my hubby for a couple of days. We do all the kids-free stuff we can never do, like eating out and that other stuff, but truth be told I keep finding excuses to send him off to run some errands and stay home by myself, because I need time for my other lover: my guitar.

And yes, Frida says that I deserve a man que me traiga la ilusion, el café y la poesia, who brings me hope, coffee and poetry, but let's face it, I have married an engineer, and poetry is NOT his most prominent talent.
So yes, I have a clandestine relationship with my guitar, or rather, my husband knows about it, he just  ignores the extent of it. I keep it hidden from him in part because, I must admit, after I get it from my closet, Bruno Mars and Robbie Williams follow closely. 
And it is not platonic.
To people who are not into making music, this compulsion to playing an instrument might seem like a waste of time, an excuse to neglect more practical and pressing matters. Or, in the case of my kids, simply an obligation to practice (what a thorn in my heart this is!). But people, you have no clue! Making music is pure magic, it's transcendent, it's pleasure, no less than making love.
Quick, Bruno, quick Robbie, back in my closet, he'll be home soon!

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Entrambi i ragazzi sono via e sono sola con mio marito in città per qualche giorno. E si, facciamo tutte quelle cose che si fanno quando i figli non ci sono, come cenare fuori ecc ecc, ma in verità continuo a trovare scuse per mandarlo a fare delle commissioni per poter restare un po' a casa da sola, perché devo pensare anche al mio altro amante: la chitarra.

E lo so che secondo Frida mi merito un uomo que me traiga la ilusion, el café y la poesia, che mi porti la speranza, il caffè e la poesia, ma parliamoci chiaro, ho sposato un ingegnere, e la poesia non è di certo il suo talento più spiccato.
Ebbene si, ho una relazione segreta con la mia chitarra, o meglio, mio marito ne è al corrente, ma ne ignora l'entità. Gliela tengo nascosta in parte perché a dire il vero, dall'armadio con la chitarra escono anche Bruno Mars e Robbie Williams. 
E non è certo amore platonico.
A chi non suona uno strumento, quest'ossessione può sembrare una perdita di tempo, o una scusa per sottrarsi ad altre faccende più pratiche e pressanti. Oppure, come nel caso dei miei figli, soltanto un obbligo ad esercitarsi (che spina nel cuore, questa!). Ma davvero, non hanno idea!
Fare musica è magia pura, è trascendentale, è piacere, è come fare l'amore.
Via, via, veloci Bruno e Robbie, nell'armadio prima che ritorni!

Sunday, July 17, 2016

of ticks and sex and Roger Federer -- sulle zecche, il sesso e Roger Federer


This post has nothing to do with sex but I get more page-views if I put the word SEX in the title, and since I am trying to convince my prospective editor that I am indeed a very popular blogger, all means are legitimate.

My daughter just left for her scout camp. She wouldn't miss it for anything in the world. It's funny how at home I must call her Kate, for the royal treatment she expects, and then as soon as she puts on her scout uniform she turns into Jane and could live on a tree with Tarzan.
The scouts leave at night after dark, board some old wooden boats and row the 40 km of the Zürich lake, from top to bottom. It takes them 12 hours of uninterrupted rowing. Then they crash in a beautiful field bordered by tall trees, set up camp and proceed to spend the next two weeks engaging in scout activities such as: cooking on a campfire, singing scout songs around the fire at night, hiking, swimming in the lake instead of showering, peeing and pooping in a ditch they dig in the woods, getting eaten alive by mosquitos and the occasional tick. That bitch.

A tick stood between me and Roger Federer. Two summers ago (yes, I still haven't gotten over it) Kate/Jane came back from her scouts camp with a fever, which immediately threw me into Lyme-disease panic. We had planned an excursion on our mountain-bikes in the gorgeous mountains that surround Valbella. Instead, I stayed home with Kate/Jane feeding her an antibiotic dose fit for a horse and told my son, that I can by all means call William for the aforementioned reason, to go ahead with his mountain bike without us. Big. Mistake. 
So it happens that he runs into Roger Federer who was busy catching tadpoles with his girls on the shore of a small lake. The King (this post should have been titled "of Royalty", actually, or better still "Of sex and royalty") proceeded to agree to have his picture taken with my teenage son, complimented him on his bike and while patting him on the back, told him to be careful during the descent.

Ticks are tiny dangerous bitches.

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Questo post in realtà non ha assolutamente niente a che fare col sesso, ma mi becco più visioni della pagina se includo la parola SESSO nel titolo, quindi visto che sto cercando di convincere il mio potenziale editore che sono una blogger fichissima, ogni mezzo è lecito.

Mia figlia è partita per il campo scout. Non se lo perderebbe per nessuna ragione al mondo. È strano come nonostante a casa si sia guadagnata il soprannome di Kate a causa del trattamento reale che si aspetta, una volta indossata la sua uniforme scout si trasformi in Jane e potrebbe benissimo vivere con Tarzan su un albero.
Il suo gruppo scout parte alla sera alle 10 quando fa buio, salpano con delle barche di legno scalcinate e remano per tutta la lunghezza del lago di Zurigo senza mai fermarsi tutta la notte. Ci mettono 12 ore per 40km. Poi si sbattono su un prato incantato circondato da alberi enormi, montano le tende e per le  due settimane seguenti si dedicano a varie attività scout come per esempio: cucinare sul fuoco, cantare canzoni scout intorno al fuoco quando è buio, fare gite, nuotare nel lago invece di lavarsi come si deve, fare i loro bisogni in un fosso che scavano nel bosco, farsi sbranare da orde di zanzare e perché no anche da qualche occasionale zecca. La bastarda.

Una zecca mi ha impedito di conoscere Roger Federer di persona. Due estati fa (ebbene si, non mi sono ancora ripresa) Kate/Jane è tornata dal campo scout con un bel febbrone che mi ha subito gettata nel panico da borreliosi. Avevamo in programma di fare un giro in mountain-bike sulle meravigliose montagne che circondano Valbella. Invece sono restata a casa con Kate/Jane a rifilarle dosi di antibiotico da cavallo e ho detto a mio figlio adolescente, che posso tranquillamente chiamare William per gli stessi motivi sopracitati, di andare in bici da solo. Grossissimo. Errore.
E così è successo che William si è imbattuto per caso in Roger Federer che era sul ciglio di un laghetto di montagna a caccia di girini con le sue bimbette. Il Re (questo post avrebbe in effetti dovuto intitolarsi "sulla famiglia reale" o meglio "sul sesso e la famiglia reale") è andato incontro a quello sgarrupato di mio figlio, si è lasciato fotografare con lui, gli ha fatto i complimenti per la sua bici e dandogli una bella pacca sulla spalla gli ha raccomandato di fare attenzione durante la discesa.

Bastarda zecca.

Thursday, July 14, 2016

of crispy love -- dell'amore croccante


So yesterday I was at Zürich airport to pick up a friend. I arrived early because the arrivals at the airport are indeed the place on earth where you can observe the best of humanity. 

The trepidation, hugs, flowers and tears. At terminal 1, there is a huge glass wall separating the crowd waiting in anticipation from the incoming travellers waiting for their baggage to roll out on the carousels. The thick glass is often the first place the travellers run to after passport control and although it gets continuously smudged by lipstick kisses and emotional sweaty fingerprints, it is kept remarkably shiny by the very efficient airport staff.

I observed a couple of expat families with small kids glued to the glass in front of giddy grandparents and I remembered all my own summer home visits when we lived far away, an experience both longed for and dreaded by most expat families. 

And then we all saw them. 
On the waiting side of the glass: the twenty something skinny nervous guy holding a bundle of red roses. On the arrival side of the glass: the twenty something rosy-cheecked girl with her hair up in a messy bun from the trip and love beaming out of her eyes. First they just held a hand up to the glass, longing for contact, then he yelled something at her (the glass is sound proof and probably everything-proof), then seeking some privacy they called each other on the phone, their heads against the glass, whispering in each other's ears possibly through satellite connection with only a few centimetres between them.

And the romantic in me thought that these two twenty-something people were still in the phase in which sex is crispy. The university years. Then it goes through many other phases and they are not better of worse, they are just different, like music genres. But that crispiness gets lost, it's the hunger of rap. When your man turns into Mozart and finally strikes all the right keys and can play a whole symphony with every different instrument, you see those two at the airport and still miss the crispiness of rap.

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Ieri ero all'aeroporto di Zürich ad aspettare qualcuno. Sono arrivata in anticipo perché la zona degli arrivi all'aeroporto è senza dubbio il posto al mondo in cui l'umanità mostra il suo lato migliore. 

La trepidazione, gli abbracci, i fiori e le lacrime di gioia. Al terminal 1 c'è un enorme vetro che separa chi aspetta e chi arriva, è nella zona in cui ci sono i nastri su cui si ritirano i bagagli. Lo spesso vetro è il posto in cui tutti corrono appena dopo il controllo passaporti per i primi concitati saluti, e nonostante sia spesso bombardato da stampi di baci e impronte digitali sudate di emozione, è mantenuto splendente dall'efficientissimo personale dell'aeroporto.

Ho visto arrivare qualche famiglia expat con bambini piccoli, tutti appiccicati al vetro di fronte a coppie di nonni in brodo di giuggiole con in mano peluche di varie specie. E ho ripensato a tutti i nostri di rientri estivi, quando abitavamo lontanissimo, un'esperienza agognata e detestata in egual misura da quasi tutti gli espatriati. 

E poi di colpo eccoli lì. Il ragazzino poco più che ventenne dal lato di chi aspetta, tutto magrolino e nervoso con in mano un mazzo di rose rosse. Dal lato dei passeggeri: la ragazzina poco più che ventenne con i capelli raccolti e spettinati dal viaggio, le guance rosse e gli occhi a forma di cuore mentre lo guarda al di là del vetro. Prima hanno messo soltanto una mano sul vetro come per toccarsi, poi lui le ha urlato qualcosa, perché il vetro è spesso, anti suono ed anti tutto. Poi bisognosi di intimità si sono chiamati al telefono, utilizzando probabilmente una connessione satellitare nonostante le loro teste fossero a pochi centimetri di distanza, appoggiate ai due lati opposti dello stesso vetro, e si sono sussurrati all'orecchio guardandosi negli occhi.

E la romantica in me ha pensato che quei due ventenni sono ancora nella fase in cui il sesso è croccante. Gli anni dell'università. Poi attraversa varie altre fasi, che non sono migliori o peggiori, sono come i diversi generi musicali, diversi ma tutti apprezzabili a loro modo. Ma quella croccantezza si perde, è la fame della musica rap. Quando il tuo uomo diventa Mozart e sa finalmente suonare tutte le note su tutti i tasti usando tutti gli strumenti dell'orchestra e intonare quella perfetta sinfonia, vedi quei due all'aeroporto e ti manca la croccantezza del rap.

Tuesday, July 12, 2016

of balance and other maladies -- sull'equilibrio ed altri disturbi

Regular people walk, but expatriates are like bikers, they can only find their balance while in motion. 

And an apparent balance it is, because it's not self-sustained.

We are destined to be unbalanced, a word which in my language has two meanings: one is literally out of balance and the other, more fittingly to my experience and by all means to me in particular, is psycho.

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Le persone normali camminano ma gli espatriati sono come i ciclisti, trovano il proprio equilibrio soltanto quando sono in movimento.

Un equilibrio apparente, perché non mantenibile a lungo.

Siamo destinati ad essere sbilanciati, o meglio squilibrati, un termine più adatto alla mia esperienza di questi anni all'estero e senza alcun dubbio a me.


Friday, July 8, 2016

all the FUCK YOUS that inhabit my silences --tutti i VAFFANCULO che abitano i miei silenzi

It has been a week and I haven't said anything because I had promised myself I'd never go political on this blog. But then last night I read this perfect line of poetry in one of the blogs I occasionally follow, it said: quanti vaffanculo abitano i miei silenzi, literally: I've got so many fuck-yous living inside my silences. And all my own vaffanculo broke free.

It's been a week since the attacks in Dhaka left 20 people dead, and I am still waiting: where is all the outrage that had been sparked off by the attacks on Charlie Hebdo in Paris 18 months ago? 
Where are all the profile pictures on facebook with the overimpression of the national flag in sign of respect and solidarity? 
Everybody was so quick at sharing the drawing of the machine gun with the pencil stuck in its muzzle, yes, let's fight terrorism with untamed journalism. 
It pisses me off.

Nine of the people killed in Dhaka were Italians. They were business people, unlike the Charlie Hebdo guys, they did not call upon themselves the wrath of those beasts who hacked them to death because of what they did or said, but because of who they were
I still have a hard time considering satire freedom of speech anyway, because to me it's pretty much like saying that bullying is frreedom of speech. 

You are different, I hate you, you are ugly. What? You are pissed off? I was only kidding! 

There is no courage in that. Bullies are not brave. Twelve people were killed at Charlie Hebdo, the women were spared. The ones in Dhaka were not, one of the Italian women was pregnant and was still hacked to death, with her little blossom of life inside her.
Still not fucking facebook pictures with the flag? Why?

I suspect it might be because in Paris, Europe was hit at home. The people in Dhaka were business people, imperialists making a profit at the expenses of underpaid workers from a 3rd world country. 
And here lives my biggest and most bombastic FUCK YOU: this hits unsettling close to home  because I am one of those people in that restaurant in Dhaka, it could have been me. I have lived abroad for work for almost 20 years, visited plenty of countries where I sometimes did not feel welcome, but the interaction of people was always charged with potential, it created connections that sparked off curiosity, the least I had in  common with the people I met and the wider the space to bridge, the bigger the opportunity to meet in the middle and get to know and understand each other a little better. And apprecciate each other. More than satire has ever even come close to achieving.

I have been plundering google for the right image to publish on my stupid FB profile page to show my fellow Italians and business expatriates the respect and solidarity they deserve. But I haven't found it. It should show a machine gun, and in its muzzle a rolled up passport, to fight terrorism with the untamed will to go out there and travel and connect human beings.

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È già passata un'intera settimana e non ho ancora detto niente perché mi ero ripromessa di non scadere mai in questioni politiche su questo blog. Ma poi ieri sera ho letto questo perfetto verso di poesia in un blog che seguo occasionalmente: quanti vaffanculo abitano i miei silenzi. E di colpo anche i miei vaffanculo sono usciti allo scoperto.

È passata una settimana dagli attacchi a Dhaka che hanno causato la morte di venti persone, ed io sto ancora aspettando. Dov'è finita tutta l'indignazione che avevano causato gli attacchi di diciotto mesi fa a Charlie Hebdo? Dove sono tutte le bandiere in sovraimpresssione sulle foto dei profili di facebook in segno di solidarietà e rispetto? Erano tutti corsi a pubblicare su FB il disegno del mitra con la matita infilata nella canna, ma si, combattiamo il terrorismo con il giornalismo libero. 
Mi fa incazzare.

Nove delle persone uccise a Dhaka erano italiani. Si trovavano lì per lavoro, e a differenza delle vittime di Charlie Hebdo, non hanno attirato l'ira di quelle bestie sanguinose che li hanno fatto a pezzi a colpi di machete per quello che avevano fatto o detto, ma per chi erano e per quello che rappresentavano
Fra l'altro io non sono sicura che la satira possa essere considerata libertà di espressione, perché è come dire che anche il bullismo è libertà d'espressione. 

Sei diverso, fai schifo, ti odio. Ma perché ti incazzi? Stavo solo scherzando! 

Non c'è coraggio nell'insulto. Nell'attacco a Charlie Hebdo sono morte dodici persone, le donne sono state risparmiate dai terroristi, in Dhaka no. Una delle vittime italiane era una donna incinta di pochi mesi, fatta a pezzi a colpi di machete con quel piccolo bocciolo di vita appena spuntato dentro il suo corpo.
Ancora niente fottute foto di facebook con la bandiera? Perché?

Forse è perché a Parigi l'attacco ha colpito nel cuore dell'Europa. Le vittime a Dhaka erano lì per concludere affari, per lavoro, imperialisti che sfruttavano lavoratori di un paese povero sicuramente sottopagati. E proprio qui abita il mio vaffanculo più incazzato, perché questa tragedia mi tocca personalmente: una delle persone in quel ristorante avrei potuto essere io. 
Vivo all'estero da quasi vent'anni e mi è capitato di visitare paesei in cui non mi sentivo la benvenuta, ma l'interazione personale era sempre carica di energia potenziale, creava interesse reciproco e meno c'era in comune con le persone che incontravo,  più grande era lo spazio da colmare, più fertile era l'opportunità di incontrarsi a metà strada e conoscersi e capirsi un po' meglio, ed apprezzarsi a vicenda, anche nelle differenze. Più di quanto la satira abbia mai fatto.

Ho saccheggiato google alla ricerca di un' immagine da pubblicare sulla mia pagina di facebook per dimostrare rispetto e solidarietà alle vittime di Dhaka, ma non l'ho trovata.
Dovrebbe mostrare un mitra con nella canna un passaporto arrotolato. 





Wednesday, July 6, 2016

Of accents and legacies -- di accenti ed eredità morali


So I contacted this lovely girl who wrote a book about self-publishing and happens to also be a sister expat. Although right in the middle of a relocation, she took the time to answer my email and write encouraging words about the publishing of my book. On the plane to Miami I started reading her manual and it turns out every accent and diaeresis and apstrophe paves the road to the publication of a timeless literary success. 
You must know, that the Italian language is very rich in accents that can be either grave or acute, a distinction the general population has been very happy to ignore for the past few hundred years, but certainly not me, someone who still remembers every nuance and virtuosity of the language from her classical languages highschool (or who just looked them up on Wikipedia). 
The readers must understand that I am dealing with a German keyboard that has umlauts and diaeresis instead of grave and acute accents, and speaks Italian like the Nazi from the movies from WW2. 
There is therefore just one thing to do: stick to the English version of my book, a language which is blissfully devoid of accents, and won't expose me to the wrath of thr grammar police. 
I also wanted to write about legacies, but I am in Miami, for God's sake, it will have to wait till tomorrow.


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Ho contattato questa ragazza gentilissima che ha scritto un libro sull'autopubblicazone, e che fra l'altro è anche lei una sorella espatriata. Nonostante si trovi nel bel mezzo di un trasloco e debba per giunta affrontare cotanto caos contando unicamente sul supporto di un matematico (specie rinomata per la completa mancanza di senso pratico), si è presa la briga di rispondere alla mia mail scrivendomi anche parole incoraggianti per la pubblicazione del mio libro. 
Sull'aereo per Miami ho iniziato a leggere il suo manuale, ricchissimo di informazioni e financo citazioni in francese, e ho scoperto con un leggero panico che ogni accento ed apostrofo serve ad indicare la strada per la pubblicazione di un libro di successo. 

La lingua italiana è ricchissima di accenti che possono essere gravi o acuti, una distinzione che gran parte della popolazione è stata ben contenta di accantonare qualche centennio fa, ma non di certo io, che ricordo perfettamente ogni sfumatura e dettaglio della nostra amata lingua dagli anni del liceo classico (o che ho appena ripassato su Wikipedia). 

I lettori devono però tenere presente, che io ho a che fare quotidianamente con una tastiera tedesca che ha dieresi su ogni vocale al posto degli accenti, e che parla italiano come i nazisti dei film sulla seconda guerra mondiale. 
C'è quindi una sola soluzione: puntare tutto sulla versione del mio libro scritta in inglese, una lingua che vive benissimo anche senza accenti, evitando così di espormi al giudizio della polizia grammaticale. Volevo anche scrivere qualcosa sull'eredità morale, o legacy, una parola che in italiano non esiste. Ma sono a Miami e la spiaggia mi dice che il resto può aspettare.