Monday, August 29, 2016

Of changing -- del cambiamento

I want to change the look of my blog, which given my computer skills means that there are very high chances that I might unintentionally kill it. Wish me luck. Hopefully, we'll meet again.

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Ho deciso di cambiare un po' il look del mio blog, ma date le mie doti informatiche c'è un altissimo rischio che io lo ammazzi. Ci provo fra un po', affidandomi alla sorte, spero che ci rivedremo...

Saturday, August 27, 2016

Of the unbearable burden of owning -- Dell'insostenibile pesantezza dell'avere

I don't know how it happens that you pick up a book, open it at a random page, and find exactly the sentence you've been chasing in the back of your brain, like the answer to a question you couldn't quite formulate, the scratch to an itch that's been bothering you for some time although you tried to ignore it.
This has happened to me quite a few times. Most remarkably on a day when I was to meet my very hot boyfriend in Milano after a gruesome break-up that had kept us apart for almost six months. I was pissed off and hungry for revenge. I walked into a bookstore and picked up a book certainly sent to me from the heavens, or Siddhartha, or that famous strike of good luck that even the most careful planning cannot beat.
The book looked at me in the eyes and said: "Live your life without offering any resistance, like a pebble that falls through the clear water of a mountain creek". And so I went to meet the guy, fell through the clear water and married him.
But things fall on your head just when you are determined to stick your head everywhere, so that something is bound to eventually fall on it, and I do pick up and open plenty of books, I am obsessed with books, especially memoirs.
So the book I held today, looked at me in the eyes (they all do) and said: "You cannot be a traveller and expect to build a home everywhere you stop. Because that home will forever be a shack, compared to the castles of people who live their whole life in the same place. The traveller finds its home in moving, in moving he finds his balance, his place of belonging."
I've said this before myself (check older posts), the part about the balance of moving. But it's the shack part I took personally, because who is this book to say that my home is a shack?
And yet I know this to be true: move after move, we expatriates become less and less attached to the things we own, because we are often obliged to leave things behind, and dread the burden of material belongings. After 8 moves I have become an authority in the field of packing, but the list of things I take with me in my hand-luggage when we move to a new location, is always the same:
My diary. My pictures. The rosary my grandma gave me for my first communion and the remaining three silver teaspoons from her wedding.
All I need to start building my next castle.

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Non so come sia possibile che un libro ti parli. Lo prendi in mano e ci trovi esattamente la frase che ti girava in testa indefinita da un po', come la risposta ad una domanda che ti eri dimenticata di formulare, o un grattino ad un prurito che ti dava fastidio da un po' ma cercavi di ignorare.
A me è già successo diverse volte. Come quella volta che dovevo incontrarmi a Milano con quel ragazzo super sexy che non vedevo da sei mesi, perché ci eravamo lasciati malamente. Ero incazzata ed assetata di vendetta. Sono entrata in una libreria ed il libro che ho preso in mano mi ha guardato negli occhi e ha detto: "Devi vivere senza fare resistenza, lasciarti cadere come un sasso nell'acqua trasparente di un fiume di montagna". Era un messaggio dal cielo, o da Siddhartha, o la famosa botta di culo che anche la pianificazione più attenta non potrà mai battere.
E sono andata da lui cadendo nell'acqua trasparente e me lo sono sposato.
Ma le cose ci cadono in testa solo se la testa la ficchiamo un po' dappertutto, in modo che qualcosa ci dovrà cadere per forza, ed io leggo tantissimi libri, ne sono ossessionata, soprattutto dalle biografie.
Il libro che avevo in mano oggi, mi ha guardata negli occhi (lo fanno sempre) e mi ha detto: " Non puoi essere un viaggiatore ed aspettarti di costruire una casa ovunque ti fermi. Perché quella casa sarà sempre una baracca, rispetto ai castelli di chi vive nello stesso posto tutta la vita. Il viaggiatore trova la sua casa ed il suo equilibrio nel movimento, e lì che si sente a casa".
L'avevo già detta anch'io questa cosa dell'equilibrio del movimento (vedi vecchi posts, sù forza, a ripassare!) ma baracca un cazzo, ho pensato. Chi cavolo pensa di essere questo libro per dire che la mia casa non é un castello?
Eppure so che c'é del vero in questo: a furia di traslochi, noi espatriati diventiamo sempre meno attaccati alle cose che possediamo, perché spesso dobbiamo lasciarcele alle spalle, e diventiamo insofferenti al peso dei beni materiali. Dopo 8 traslochi sono diventata una vera autorità nella scienza del fare i bagagli, ma la lista di quello che metto nel mio bagaglio a mano quando traslochiamo, é sempre la stessa:
Il mio diario. Le foto. Il rosario che mi ha regalato mia Nonna alla prima comunione e gli ultimi tre cucchiaini d'argento del suo servizio di nozze.
Tutto ciò che mi serve per costruire il mio prossimo castello.

Wednesday, August 24, 2016

of the pilgrimage to the green mountain -- alla ricerca della pietra verde

This is the reason why we moved to Switzerland. After having travelled around the world for 12 years, I told my husband I wanted to move closer to my family. Closer than an intercontinental flight. Driving distance. Theoretically one could drive from Oslo to Cape Town, so I had to be specific: no bathroom stops. Five hours at most.

I visit my family once per month. Who needs to travel all the way to an Ashram in India when we've got the Gotthard Tunnel? With its seemingly endless queues, it's a spiritual meditative pilgrimage. Especially in August, when the entire population of Central and Northern Europe moves south to fall in love with our handsome Italian lifeguards and enjoy our famous gelato.

I went because it was my darling Dad's birthday.

The road up to Ostana in his tiny car, was more than the astronauts have to endure during G-force training. When we got there, I got out green-faced, and faced the greenness of her Majesty Mount Monviso.
With its shark-tooth appearance, this majestic mountain is the keeper of my Dad's adventurous youth, this is where he likes to come on his birthday, it's his sacred stone.
Wherever we travelled in the world, I always needed to know from which of our windows I needed to look in order to telepathically cross the distance between my family and me. I felt a sense of connection and concern. I feared that if one day they'd cease to catch the love I was sending them, the energy would go all around the world and come back to me, sneak up on me behind my back, chilling me on the spot.

Ma Dad is still lively and his spirit is young, he is my majestic mountain and my sacred stone and that's why when it's my birthday, my pilgrimage is to him.
Happy birthday Papà.

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Questa è la ragione per cui ci siamo trasferiti in Svizzera. Dopo aver girato il mondo per 12 anni, ho detto all'ing. pazzoide che volevo essere più vicina all mia famiglia. Volevo che ci volesse meno di un volo intercontinentale. Che ci si potesse arrivare in macchina. Visto che teoricamente è possibile guidare da Oslo a Città del Capo, ho dovuto essere più specifica: una distanza percorribile senza doversi fermare per andare in bagno. Cinque ore al massimo.

Vado a trovare i miei genitori una volta al mese, e a chi serve andare fino in India in cerca di un Ashram quando c'è il tunnel del San Gottardo con le sue code infinite? È un pellegrinaggio di meditazione spirituale. Soprattutto ad agosto quando tutta l'Europa Centrale e del Nord si trasferisce sulle nostre spiagge per innamorarsi dei bagnini e mangiare i nostri famosi gelati.

Questa volta sono andata perché era il compleanno del mio caro Papà.

Il viaggio fino ad Ostana, su per le stradine di montagna con la sua piccola utilitaria, è stato peggio di quello che gli astronauti devono sopportare durante l'addestramento alla G-force. Quando sono scesa, mi sono ritrovata con la faccia verde di fronte al verde intenso di Sua Maestà Monviso.
Con il suo aspetto da dente di squalo, questo monte è il custode della giovinezza avventurosa di mio Papà, ed è qui che vuole venire per il suo compleanno, è la sua pietra sacra.
Quando eravamo in giro per il mondo, volevo sempre sapere da che finestra della nostra casa temporanea dovevo guardare per creare una connessione telepatica con la mia famiglia in Italia. Sentivo un senso di connessione ma anche di panico. Pensavo che se un giorno tutti i pensieri e l'amore che inviavo a loro non fossero più stati raccolti, tutta quell'energia avrebbe fatto il giro del mondo colpendomi alle spalle, lasciandomi di sasso.

Mio Papà è ancora in forma, e il suo spirito è quello di un ragazzo di vent'anni. È la mia pietra sacra ed infatti quando è il mio, di compleanno, il mio pellegrinaggio è sempre da lui.
Buon compleanno, Papà.

Friday, August 19, 2016

of the penis and the robbery -- sul pene e la rapina

I have lived both in the US and in Japan. I have also lived in a few other countries, which gives me a nice variety of choices while following the olympics as to which team I want to root for, depending on who is competing.
Today though I am using a penis (not literally) to demonstrate the cultural discrepancy between east and west.

On one hand we have the American Lochte jerk, who made up a story about being robbed at gunpoint to try to get the press coverage he couldn't get with medals, swimming in the shadow of Mr. Phelps as he was.
Hilariously, he blamed the misunderstanding on the fact that being in a foreign country with a language barrier is intimidating. Give this guy an Oscar! Presto!

On the other hand we have Japanese pole vaulter Hiroki Ogita, bless his heart. A video seems to show the atlete hitting the bar with his penis under his shorts and causing it to fall (the bar, not the penis).
Mr. Ogita has been DENYING the content of the video, saying he's DEVASTATED for the coverage given by the foreign media to this matter.

Dear Mr. Ogita, in the west a male athlete would give ANYTHING for press coverage in which failure at a sport can be blamed on the bulkiness of his attributes. Can you just imagine?
'Mr Lochte, why did you come in second today?'
'Because my package is bulkier than mr Phelps', it's simple hydrodynamics.'
He wouldn't have had to make up the story about the robbery and would have come out much better.

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Ho vissuto sia negli Stati Uniti che in Giappone. Ho vissuto anche in altri paesi, il che mi torna utile per poter scegliere per quale squadra tenere quando guardo le Olimpiadi, a seconda di chi sta giocando.
Oggi però voglio utilizzare un pene (non letteralmente)  per dimostrare la discrepanza culturale tra oriente e occidente.

Da un lato abbiamo quel cretino di Lochte, l'americano che si è inventato la storia della rapina a mano armata per far parlare di sè sui giornali, visto che non ci riusciva in altro modo (avendo nuotato  nell'ombra del signor Phelps).
Ha anche dato la colpa del malinteso al fatto che essere in un paese straniero in cui non si conosce la lingua crea un senso di smarrimento. Diamogli un Oscar, presto!

Dall'altro lato abbiamo il saltatore con l'asta giapponese Hiroki Ogita, quell'innocente. Un video sembra mostrare che durante un suo salto ha toccato la sbarra con il suo pene (nei pantaloncini!) facendola cadere.
Il signor Ogita ha NEGATO questo fatto, dichiarandosi IMBARAZZATO dall'attenzione esagerata che è stata data dai media a quel video.

Mio caro signor Ogita, nei paesi occidentali qualsiasi atleta PAGHEREBBE ORO perché sui giornali si dia la colpa di un fallimento sportivo all'ingombro del suo pene, ma ci pensate?
'Signor Lochte, come mai oggi è arrivato solo secondo?'
'Perché ce l'ho più grosso di Phelps, è una semplice questione di idrodinamica'.
Non avrebbe nemmeno avuto il bisogno di inventarsi la rapina e ne sarebbe uscito molto meglio.




Sunday, August 14, 2016

of dead languages and wings -- sulle lingue morte e le ali

So here we are, my baby tomorrow will be starting high school. She is my baby and this can't possibly be happening.
On my first day of high school, I wasn't particularly concerned.  I had Michelle, we were best friends and shared everything, we were in this together and no amount of Greek or Latin was going to break us. We were catching up on our summer boyfriends when our teacher said: "human beings naturally tend towards inertia and here you will be required to do just the opposite. Now go home and for tomorrow learn the entire Greek alphabet." That got my attention.
Greek and Latin have been on the table for a long time while their relevancy was discussed over and over. For my parents it made sense because it was the school closest to our home, with the best reputation, and the decision was of course up to them. As for me, the best reasoning in favour of  learning dead languages is that it teaches the mind the subtle skill of solving riddles, and the necessary patience. God knows this skill has come in handy with two teenagers on my hands.
My girl won't be dealing with any dead language though, the ones she already speaks are alive and kicking in her mind, as she moves from one to the other with ease, the superpower of expat kids. Unlike her mom, she has her mind much more set on school then on boys.
She is going in with her head held up high, her teachers will not try to intimidate her implying she is a slob, instead, they will help her grow wings on her back, and nothing will bring her down. Which is all fine as long as it's a round flight and in the and she will come back to me.

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Eccoci qui, la mia piccola domani comincia la scuola superiore. È la mia piccolina e ci deve essere un errore, altro che scuola superiore.
Quando ho cominciato io il liceo, non ero molto preoccupata. Avevo Michelle, eravamo amiche per la pelle e ci dicevamo tutto, ci eravamo buttate insieme in quest'avventura e ce l'avremmo fatta a sconfiggere il temuto Greco e l'odiato Latino.
Ci stavamo aggiornando sui reciproci amorazzi estivi, quando la nostra profia di lettere ha detto: "l'essere umano tende naturalmente all'inerzia e qui vi sarà richiesto di fare l'opposto. Per domani imparatevi a memoria l'alfabeto greco." Un po' di paura l'ho avuta.
Si è discusso per anni riguardo alla rilevanza dello studiare il greco ed il latino. Per i miei genitori si trattava semplicemente del fatto che il liceo classico era vicino a casa, e godeva di una buona reputazione, e naturalmente la decisione spettava a loro. Per me la spiegazione più interessante al perché passare tanto tempo a studiare lingue morte, sta nel fatto che siano come degli enigmi che allenano la mente alla pazienza e all'analisi, e Dio solo sa quanto quanto ciò mi sia tornato utile con due adolescenti per casa.
La mia piccola però non troverà lingue morte sul suo cammino, tutte le lingue che già conosce sono vive e vegete nella sua mente e passa da una all'altra con l'impressionante facilità, il super-potere dei figli espatriati.
Al contrario della sua mamma, ha in mente molto più la scuola dei fidanzati. Domani comincerà le superiori a testa alta, i suoi professori non cercheranno di intimidirla, la aiuteranno invece a far crescere le sue ali e niente la farà cadere. Che va tutto bene, ma solo a patto che si tratti di un volo di andata e ritorno e alla fine ritorni da me.

Saturday, August 13, 2016

of the expat olympics -- sulle olimpiadi degli espatriati

Yes, yes, I understand all the celebrations around winning gold at the OLYMPICS, big deal.
We expatriates go through the same hardships and tribulations each and every summer and not every four years. And we don't even get a medal. They are not called olympics though. It's the dreaded expat home visit.
Going back home during holidays it's a conditioned reflex, it satisfies the need to fall back agains one's safety net and finally relax inside one's comfort zone. It is mostly everything but.
We have the MARATHON of the 12-hour flight with the kids.
The HURDLES between all the relatives of first, second and third degree with lunch and dinner invites that, being Italy, are no small endeavour.
Then there is the ANTIDOPING test, when your friends ask you about your life abroad without really wanting to know anything about it, and you have to be very careful not to brag about the effortless exotic life with plenty of benefits and servitude and loads of money, that everybody thinks you are living. Bitch.
There is the SWIMMING in the tears of goodbyes, after seeing everybody off and heading to baggage control, something no expat ever gets used to, maybe because during all our international assignments, our parents insist on getting older.
There is the WEIGHTLIFTING of the luggage from the airport to our home abroad. Exponentially increased by the loads of Italian delicacies we cannot live without.
There is the POLE VAULTING into the window, that seems to be the only possible way to get into the house once all the luggage has been open in a post-apocalyptic scenario of chaos and destruction.
There are the days of WRESTLING with the laundry.
And then the DIVING back into the routine, in the company of our wold-class, badass expat friends, our only chance to make it through this expat adventure and come out as winners.

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Ma si, dai, capisco tutto sto gran casino delle OLIMPIADI, la felicità di vincere l'oro ecc.
Noi espatriati dobbiamo affrontare le stesse difficoltà e le stesse tribolazioni ogni estate, mica ogni quattro anni e non ci danno nemmeno una medaglia. Le nostre però non si chiamano olimpiadi, ma rientro estivo.
Tornare a casa durante le vacanze è una specie di riflesso condizionato, risponde ad una necessità atavica di ricadere nella propria rete di sicurezza e riuscire finalmente a rilassarsi un po' da una posizione confortevole e rassicurante che all'estero non abbiamo. Invece succede sempre l'opposto.
Abbiamo la MARATONA del volo di 12 ore coi bambini.
La CORSA A OSTACOLI fra tutti i parenti di primo, secondo e terzo grado che ci invitano a pranzo e a cena, e trattandosi dell'Italia, non si scherza.
Poi c'è il test dell'ANTIDOPING, quando i vecchi amici ti chiedono della tua vita all'estero senza in realtà volerne sapere un bel niente, e devi fare massima attenzione che non ti becchino in fallo e scoprano che in realtà vivi una vita colma di piaceri esotici e servitù e soldi, come già sospettavano. Stronza.
Poi c'è il NUOTO in tutte le lacrime degli addii quando si riparte, perché non ci si abitua mai al distacco, specialmente perché mentre siamo via i Nonni insistono con l'invecchiare e non la vogliono proprio smettere.
C'è il SOLLEVAMENTO PESI delle valigie dall'aeroporto a casa, il cui peso nel frattempo è raddoppiato a causa di tutte le leccornie di cui non possiamo fare a meno.
C'è il SALTO CON L'ASTA nella finestra, che sembra essere l'unico modo possibile per entrare in casa una volta che i bagagli sono stati aperti in uno scenario di distruzione post-apocalittica.
C'è la LOTTA LIBERA con le tonnellate di roba da lavare.
E poi i TUFFI nella routine, e nella compagnia delle mie indomite amiche giramondo, l'unica via per sopravvivere a quest'avventura da espatriati ed uscirne vincenti.