Tuesday, January 31, 2017

Of the uplifting power of books -- Sul potere dei libri di elevare


So I have come across the blog of this lovely and very smart girl (she likes the stuff I write) and it turns out that she has three kids and reads on average one book per week.
Which immediately made me think fondly of all the books I also picked up when my own kids were small.

To stick under one of the table’s legs if they weren’t even, or to hold the window open and prevent it from banging.
To use as pot holder if I couldn't find one, or swat the occasional spider on the wall.

Or in case of my massive Latin and Greek dictionaries, I fondly used them as steps whenever I needed to reach something on an upper shelf.
(They are actually the ones that fondly ended up on an upper shelf the moment I graduated, never to be seen again

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Allora mi sono imbattuta nel blog di questa ragazza intelligentissima (le piace la roba che scrivo) e ho scoperto che ha tre bambini e legge in media un libro alla settimana.
Il che mi ha fatto subito ripensare con affetto a tutti i libri che anch’io ho preso in mano quando i miei bimbi erano piccoli.

Per livellare una gamba del tavolo se ballava o tenere la finestra aperta senza che sbattesse.
Se non trovavo un sottopentola o per schiacciare qualche povero ragno sul muro.

O nel caso dei miei giganteschi vocabolari di latino e greco, per usarli amovevolmente come sgabello se dovevo raggiungere uno scaffale in alto.
In realtà sono loro ad essere finiti su uno scaffale in alto a casa dei miei il giorno dopo la maturità, in modo da non doverli amorevolmente rivedere mai più.  

Sunday, January 29, 2017

Of the shrinking effect -- Sul restringimento globale


So yes, I am practically blind from having gone through the 4-somehting-hours of the Australian Open final without blinking for FOMO. But this is not what I want to say.

We expats do not just take our official language from Anglo-Saxon lands. Many of us have lived there at some point, and are naturally drawn towards them, because of their multiculturalism and the fact that most international students end up attending university either in the US or in England.

I do not want to compare expats to refugees, because I know I am a spoiled bitch and bla bla bla I-have-heard-it-a-million-times-already-thankyouverymuch. But having moved several times we are, de facto a stateless people, hopping around the world with a bunch of kids who belong nowhere and everywhere at the same time.   We’ve always had an unwavering feeling that we’d hop on feeling welcome, but now I am not quite sure. 

The stepping stones are shrinking, and we might eventually fall through.

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Ebbene si, sono praticamente cieca dopo aver guardato la finale degli Australian Open per più di quattro ore senza battere ciglio (letteralmente) per paura di perdermi qualcosa.
Ma non è di questo che vorrei parlare.

Noi expat non abbiamo solo preso dai paesi anglosassoni la nostra lingua ufficiale. Molti di noi ci hanno anche abitato, ad un certo punto della nostra vita, e ci siamo sempre trovati bene grazie alla grande tradizione multiculturale che questi paesi possono vantare. Inoltre la maggior parte dei ragazzi expat finiscono di solito a frequentare un’università in Inghilterra o negli Stati Uniti.


Non voglio di certo paragonarci a dei rifugiati, perché so già che sono una stronza viziata e bla bla bla l’ho-già-sentito-mille-volte-grazie. Ma chi di noi ha collezionato diversi traslochi, è de facto diventato apolide, saltellando qua e là in giro per il mondo con a carico dei pargoli che si sentono a casa dappertutto e da nessuna parte. Abbiamo sempre avuto una certezza incrollabile che saltello dopo saltello, saremmo stati i benvenuti, ma adesso non ne sono più certa. 

Le pietre su cui poggiamo attraversando il fiume del nostro girovagare si stanno restringendo e per la prima volta ho paura di cadere.

Saturday, January 21, 2017

of dancing and Nutella -- sulla danza e la Nutella


So my daughter, who cannot be still and could be an adrenaline-donor, decided to go to a different dance school. She has been dancing at the Opernhnaus but one day she woke up looking quite the same on the outside but inside she was all hip-hop-street-dance-urban-badass and she moved to a different school, which she apparently chose solely based on the criteria of “the farthest possible away from home”. 

It is literally on the opposite side of town, but thanks to the super-efficient Swiss public transportation system, and the fact that Zürich is a small city, she will be able to come and go in complete freedom, as many other Swiss kids even several decades younger than her normally do.
This is a Swiss custom I could never quite wrap my head around, letting small kids roam the city alone. Especially because after having lived in the US and getting bombarded with kids’ safety rules, I think I am scarred for life
Never let your kids walk BEHIND you on a sidewalk. 
If you spot someone in a playground who is not accompanying a child, call the police. 
Don’t give them Nutella (a rule I break every day, fuck the palm oil controversy, my family would eat Nutella even if it contained motor oil). 

So the first time we moved to Switzerland (we’ve bounced in and out a few times) and my 5-year-old precious child started Kindergarten, we parents were instructed to let the kids walk to and from Kindergarten ALONE as a way of teaching responsibility! Really! I was already breaking down in panic when the teacher reassured me that they were not crazy, they wouldn’t let the kids walk around like that without the proper precautions, they had in fact come up with a perfect safety device intended to protect the kids from all dangers, namely an orange fluorescent bib the kids were required to wear while alone. A contraption we affectionately came to address as THE PEDOFILE MAGNET.

So, of course, I did what I had to do: I walked him to school every day and just let him run the few last meters alone, so that his teachers would not catch me. And of course I was not just dishonest by never admitting to the teacher that I was failing at teaching responsibility, but I also instructed my child to lie if the teacher ever asked. Yes, that’s the kind of mother I am.

But back to my teenage daughter and her dancing. In Zürich in winter (9 months/year) it’s dark like at 1pm (literary license). So will I let her come and go by herself? The going is alright, as she will be with a friend, but the coming will be taken care of, I will always happen to come by exactly when she is finished because of some errands I was running precisely in that area (never mind that by that time everything is closed).


And then she will pretend to buy it and we’ll sit on the tram on our way home sharing her earbuds, because I don’t know about adrenaline, but as love-donor, I do pretty well.

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Allora mia figlia, che non può assolutamente stare ferma e potrebbe essere una donatrice di adrenalina, ha deciso di cambiare scuola di danza. Fin’ora era alla scuola dell’ Opera ma una mattina si è svegliata tutta hip-hop-street-dance-urban-freak e ha cambiato scuola, che ha apparentemente scelto secondo il criterio “il più lontano possibile da casa”. 

È letteralmente dalla parte opposta della città, ma grazie all’efficientissimo trasporto pubblico svizzero ed il fatto che Zurigo è una città piccola, sarà benissimo in grado di raggiungerla da sola in completa libertà, come fanno normalmente tanti altri bambini svizzeri anche diversi decenni più giovani di lei.
Questa di lasciar vagare i bambini da soli per la città, è un'usanza svizzera alla quale non mi sono mai abituata. Specialmente perché dopo aver avuto un figlio negli Stati Uniti ed essere stata bombardata da raccomandazioni sulla sicurezza, sono segnata a vita
Non lasciare MAI che i bambini camminino per la strada dietro di voi. 
Se in un parco giochi c’è qualcuno da solo che non accompagna nessun bambino, chiamare la polizia.
Niente Nutella (una regola che infrangiamo tutti i giorni in barba alla polemica sull’olio di palma perché la mia famiglia mangerebbe Nutella anche se contenesse olio di motore, ecco).

Così la prima volta che ci siamo trasferiti qui in Svizzera (siamo andati avanti e indietro un po’ di volte) e mio figlio doveva iniziare Kindergarten, ci è stato detto che dovevamo lasciare che andasse e venisse DA SOLO da casa all’asilo, per renderlo responsabile! Non scherzo! A cinque anni! Mentre stavo per sciogliermi in un attacco isterico, la maestra si è però affrettata a rassicurarmi: non avrebbero di certo lasciato che i bambini incappassero in qualche pericolo, e per questo li avrebbero equipaggiati con lo strumento ideale per proteggerli: una pettorina arancione fosforescente che in famiglia abbiamo subito nominato amorevolmente: L’ATTIRA PEDOFILI.

Così ho semplicemente fatto quello che dovevo: l’ho accompagnato e ripreso tutti i santi giorni, lasciandogli percorrere da solo soltanto gli ultimi metri per non farmi beccare dalla maestra. E non solo sono stata disonesta con lei non ammettendo mai di star fallendo nel rendere mio figlio responsabile, ma ho anche istruito lui a mentire nel caso la maestra facesse domande. Ebbene si, sono quel tipo di madre.

Ma torniamo a mia figlia adolescente e alla sua scuola di danza. A Zurigo d’inverno (9 mesi all’anno) è buio circa all’1 di pomeriggio (licenza letteraria). Hi quindi intenzione di lasciare che vada e venga da sola? L’andare è a posto perché sarà con una sua amica, ma per il ritorno ci penso io, avrò sempre per pura combinazione qualche commissione da fare proprio in quella zona esattamente all’ora in cui finisce danza (anche se a quell’ora ormai è tutto chiuso).

E lei farà come al solito finta di crederci e torneremo a casa insieme sedute sul tram dividendoci le sue cuffiette, perché l’adrenalina l’ha sicuramente presa da suo padre, ma come donatrice d’amore non sono niente male.