Friday, March 24, 2017

Of the only marriage counselling you'll ever need, courtesy of Dr. Google -- Dell'unica terapia di coppia che serve, grazie a Dr.Google.


So first and foremost, have you bought MY BOOK yet? What are you waiting for? 

Anyway, I have some shocking news: I have found the algorithm of marriage. 
This is what happened: I was studying for my MBA and I couldn’t help but notice how everything in this management business is precisely what Mothers have been doing from the beginning of time to keep the family running, only under the guise of fancy terms, as it often happens when it’s men describing what they do.
Social Constructivism (get the family to sit together for breakfast), Optimisation of Processes (find everybody’s socks and keys and phones) and Theory of the Experience Curve (“because I said so”), our daily bread every morning before 8am. So I remembered an article I once read about Mothers being project managers, it was one of those many articles intended to explain husbands the obvious and it was called something like “Why your wife is always tired” or something like that.

And so…I googled. And ladies and gentlemen, get ready to be blown away, because as it ever so often happens when opening the pandora box of her majesty the internet, I found the answer to a completely different question.    
I googled: WHY YOUR WIFE and the three top searches are:

IS STRESSED
HATES YOU
IS NOT HAPPY

The thing is, all you need to do to know the answer to these dilemmas, is google WHY YOUR HUSBAND. Top three searches:

LIES
SHOULD COME FIRST
CHEATS


Good luck, sisters.

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Allora, lo avete comprato o no il mio libro? Cosa state aspettando? 

Ho delle notizie sconvolgenti: ho trovato l'algoritmo del matrimonio.
È andata così: stavo studiando per il mio MBA e notavo come tutti i principi di management siano in realtà cose che ogni Madre del mondo ha sempre fatto dall'inizio dei tempi per far funzionare la famiglia, ma sotto sembianze di termini pomposi come spesso succede quando sono gli uomini a descrivere quello che fanno.
Costruttivismo Sociale (mettere tutti a tavola insieme per colazione), Ottimizzazione dei Processi (trovare calze, chiavi e telefono di tutti), e la Teoria della Curva dell'Esperienza ("perché l'ho detto io e basta"), il nostro pane quotidiano ogni mattina prima delle 8. E così mi è venuto in mente un articolo (in inglese) che avevo letto riguardo al fatto che le Madri siano le Project Manager della famiglia, era uno di quei tanti articoli intesi a spiegare l'ovvio ai mariti, e si intitolava "Perché tua moglie è sempre stanca" o qualcosa di simile.

E così ho chiesto a Google. E signori e signore, preparatevi, perché come spesso accade quando si apre il vaso di pandora di sua maestà The Internet, ho avuto la risposta ad una domanda completamente diversa. Ho scritto WHY YOUR WIFE (perché tua moglie) e i primi 3 risultati sono:

È STRESSATA
TI ODIA
NON È FELICE

Il fatto è che per conoscere le risposte a questi dilemmi, è sufficiente fare a Google la stessa domanda riguardo ai mariti: WHY YOUR HUSBAND (perché tuo marito). Primi 3 risultati:

MENTE
DOVREBBE SEMPRE VENIRE PER PRIMO
TRADISCE

Buona fortuna, ragazze. 

Friday, March 17, 2017

Of the 226km to the perfect coffee -- Sui 226km fino al caffé perfetto


So every time I drive to Italy, I fall under the Canton Ticino spell. I drive for 226km ignoring any physiological calling until I pull in the Coldrerio rest area and order myself a proper coffee.

I don't know if it's a special invisible portal, or something in the air, or what else, but in a few kilometres of highway the coffee goes from boring brown broth to frothy masterpiece.
I never went as far as some of my Italian friends, who fly Alitalia just so they can order a proper espresso on board (mainly because as much as I like flying, I enjoy arriving at the proper destination as well).

But as I sip my perfect Coldrerio espresso macchiato, chatting with the lovely barista who calls me Signora, I think that indeed this thing of having a big chunk of land where Italian is spoken, should be made mandatory in every country in the world.
With the same Riviera feeling, perfect coffee and lovely barista, who indeed speaks with a kind of accent-less Italian worth of my car's navigational system, but to us expats used to going through life in the rough waters of foreign languages, is indeed worth holding it for 226km.

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Allora, ogni volta che vado in Italia, sono vittima dell'incanto del Canton Ticino. Guido per 226km ignorando ogni necessità fisiologica, fino a quando parcheggio all'area di servizio di Coldrerio e mi ordino un bel caffè.

Non so se si tratti di un portale magico, o di qualcosa di invisibile che c'è nell'aria, ma fatto sta che in pochi chilometri di autostrada si passa da una brodaglia scura senz'anima, a un capolavoro di schiuma e sapore.
Ho amici italiani che viaggiano con l'Alitalia solo per potersi ordinare un espresso decente a bordo, ma io non sono mai arrivata a tanto (soprattutto perché oltre volare, mi piace anche arrivare a destinazione).

Ma mentre mi gusto il mio perfetto espresso macchiato di Coldrerio, chiacchierando con il barista gentile che mi chiama Signora, penso che in effetti questa cosa di avere un intero cantone in cui si parla italiano, dovrebbe diventare obbligatoria in ogni paese del mondo.
Con la stessa atmosfera da Riviera, caffè perfetto e barista gentile, che a dire il vero parla italiano in quel modo privo di accenti tipico di questi posti e mi ricorda il navigatore della macchina, ma per noi expat abituati ai mari tempestosi delle lingue straniere, vale ben tenersela per 226km.

Thursday, March 9, 2017

Of the student at Starbucks -- Sullo studente da Starbucks


So today I got in the mail the first book for the MBA I am starting in a few days. It’s a book about Management. And what did I do to counter the panic of having once again set foot in uncharted territories? No I didn’t sharpen all my pencils, nor did I rush to buy a new Moleskine notebook to make me feel chic and knowledgeable, nor did I google “Management” to see what exactly I have put myself into. Nossir. 

Instead, I went to Starbucks

I put on one of my teenage daughter’s oversized scarves, my reading glasses and my hair up in a messy bun. Then I walked in, ordered whatever Strappuccino the person in front of me was having (because of my reading glasses I couldn’t make out anything on the menu on the wall) but with soy milk and a sprinkle of organic cocoa to feel more millennial, and then I sat at a table among my fellow students. Loved it!
I peeked to see what the 20-something kid with big headphones in the table next to me was studying (diagram of an eye, been there done that) and then I thought about Princeton. When I lived there, I saw those students at Starbucks and thought that if I paid that kind of money to send my kids to university and then caught them “studying” at Starbucks, I’d disown them and never speak to them again.
Probably exactly what my kids would do to me if they walked by at this very moment and caught me playing millennial

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Allora oggi mi è arrivato nella posta il primo libro per l’MBA che inizierò fra qualche giorno. Si intitiola Management. E che cosa ho fatto per arginare il panico di essermi come sempre messa nei casini? No, non ho temperato ossessivamente tutte le mie matite, né sono corsa a comprare un nuovo quaderno Moleskine per sentirmi più elegante e competente, e non ho nemmeno cercato su Google “Management” per capire esattamente in cosa mi fossi messa. Nossignore. 

Sono andata da Starbucks

Mi sono messa una delle sciarpe XL di mia figlia adolescente, i miei occhiali da lettura e mi sono tirata su i capelli in uno chingnon spettinato, ero pronta. Poi sono entrata, ho ordinato lostesso Strappuccino che ha preso la persona davanti a me (visto che con gli occhiali da lettura non vedevo un tubo del menu appeso dietro) ma con latte di soia e una spruzzatina di cacao bio per essere più millennial, e poi ho preso posto tra i miei compari studenti. Fantastico!

Ho sbirciato per vedere cosa stesse studiando il ventenne sgarrupato con le cuffie enormi seduto al tavolo di fianco (diagramma dell’occhio, già fatto) e mi è venuto in mente quando vivevo a Princeton. Vedevo gli studenti da Starbucks e pensavo che se io avessi pagato tutti quegli zillioni perchè i miei figli potessero frequentare l'università di Princeton e poi li avessi beccati a “studiare” da Starbucks, li avrei diseredati e non gli avrei mai più rivolto la parola.
Precisamente cosa succederebbe a me se i miei figli dovessero per caso mai beccarmi da Starbucks a fare la millennial...  

Tuesday, March 7, 2017

of the ransom of Lufthansa -- sul riscatto della Lufthansa


So a lady was writing in her blog that while helping her husband find his keys for the millionth time, she found them in a jacket with 40bucks and felt that pocketing the money was the proper thing to do. To her shameful display of cunning deception, I only have one thing to say: such a beginner

I have been doing the same for years.  Given the three absent-minded people I live with, looking for things they cannot find is what I do 95% of my time. To their defense, two are hormonally intoxicated teenagers who wouldn’t be able to find the ground they walk on and one is an engineer, do I need to say more? So if while looking for their stuff I happen to find some spare change, I most assuredly keep it as ransom.

This technique has been perfected with time and has found its finest artistic expression in the laundry department: before I load the washing machine, I check the pockets of everything that goes in, and that’s how I run into precious artifacts such as: dirty tissues from the paleontological age, earbuds, hairbands, keys, USB-sticks, ID cards, caps of pens and bottles, and even the occasional chewed gum, precariously wrapped in a corner of paper ripped from a notebook, every washing machine’s nightmare. I am quite alright with finding stuff in my kids’ pockets because trying as I am to survive their puberty, this really is the least of my problems. But the boarding pass in the back pocket of the engineer’s pants? All hell breaks loose. Yes it’s an irrelevant distraction on his part, but as everyone who has been married for a while knows, EVERYTHING has a meaning, and the boarding pass in his pocket says: ‘I have more important things to do, it’s up to you to take care of such insignificant details’. So instead of being the nagging, aggravated wife, and explode in a fit of rage, I decided that 50 bucks for everything I find in his pockets would be a reasonable compensation. And if I somehow miss the boarding-pass and end up with a laundry load covered in specks of Lufthansa-papier-maché, it’s 100.

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Allora, una tipa ha scritto sul suo blog che mentre stava aiutando suo marito a trovare le chiavi per la centomilionesima volta, le ha trovate nella tasca di una giacca insieme a 40 pounds (British girl) che non ha esitato a tenere per sé. Di fronte a questa indegna dimostrazione di mancanza di onestà ho soltanto una cosa da dire: che principiante

Io sono anni che faccio lo stesso. Dato che vivo con tre persone che hanno costantemente la testa fra le nuvole, passo 95% della mia giornata a cercare roba che non trovano. In loro difesa devo dire che due sono adolescenti in preda a intossicazione ormonale che non sarebbero in grado di trovare nemmeno il pavimento su cui camminano, e il terzo è un ingenere, non aggiungo altro. Così, se durante la ricerca mi imbatto in qualche spicciolo, è ovvio che me lo tengo come riscatto!


Questa tecnica col tempo si è raffinata, e ha trovato la sua più eccelsa espressione artistica nel bucato: prima di caricare la lavatrice controllo tutte le tasche. Ed è così che mi imbatto in reperti preziosi tipo fazzolettini usati dell’età della pietra, cuffiette, elastici per i capelli, chiavi, chiavette USB, carte di indentità e tappi vari di biro e bottiglie. Oppure la temibile gomma masticata avvolta precariamente nell’angolino di carta strappato da un quaderno. L’incubo di ogni lavatrice. Non faccio caso a quel che trovo nelle tasche dei mei figli, infondo sto cercando di uscire viva dalla loro adolescenza e quindi questo è l’ultimo dei miei problemi. Ma la carta d’imbarco nella tasca posteriore dei pantaloni dell’ingegnere? Gesù, Maria e San Giuseppe aiutatemi voi. Lo so che si tratta solo di una piccola, irrelevante distrazione, ma come chiunque sia sposato da un po’ sa bene che OGNI GESTO ha un significato. E il significato della carta d’imbarco è: ‘io ho cose più importanti di cui occuparmi, pensaci tu a queste piccolezze’. Ma invece di trasformarmi nell’incredibile Hulk e stracciare coi denti tutti i suoi capi di abbigliamento in un travaso di bile, ho deciso che 50 euro sono un indennizzo ragionevole per ogni ritrovamento. Se poi mi la maledetta carta d’imbarco mi sfugge e mi ritrovo con un intero carico di biancheria ricoperto da pezzettini di carta pesta della Lufthansa, allora sono 100.